Il racconto del poliziotto pestato a Torino e del collega che lo ha salvato: «Gli altri? Non è vero che non c’erano: ecco com’è andata» – Il video
«Doveva essere una manifestazione pacifica e invece è diventata tutt’altro. Ora sto bene, ma sono un po’ amareggiato». A parlare è Alessandro Calista, il poliziotto 29enne pestato a calci e martellate durante la manifestazione in solidarietà al centro sociale Askatasuna di Torino. «La manifestazione si è rivelata violenta e da lì c’è stata un’escalation di violenza da parte dei manifestanti nei confronti degli operatori di polizia», spiega l’agente in un video diffuso dalla polizia. «Penso che chiunque avrebbe avuto paura, ma con tutti gli addestramenti che facciamo, sono riuscito a gestirla al meglio», aggiunge. L’agente ci tiene poi a smentire che la squadra dei colleghi non fosse presente in quel momento. «È sempre stata vicina a me nonostante qualcuno guardando il video dica il contrario. La squadra era vicina ma gli attacchi dei manifestanti erano da tutte le parti quindi cercavano di contenere un po’ il tutto. Mi sono ritrovato nella ressa, mi hanno spinto giù e ed è successo quel che è successo…», dichiara. A salvarlo in quel momento, come si vede da video diventato virale nei giorni scorsi, è stato il collega Lorenzo Virgulti. «Grazie al mio collega, mio fratello, mio angelo custode che mi ha tirato via da tutto il casino e mi ha salvato la vita», conclude il poliziotto 29enne. Per l’aggressione subita dall’agente è indagato un ragazzo di 22 anni di Grosseto.
Il racconto del collega che lo ha salvato
Anche il collega Lorenzo che ha salvato Alessandro parla in un’intervista diffusa dalla polizia ripercorrendo quanto accaduto nella manifestazione. «Sono ancora un po’ confusi i ricordi di quei momenti lì. Eravamo impegnati negli scontri già da un po’, ma in quel momento ci siamo trovati accerchiati. Era una situazione particolarmente intensa, dove sono saltati gli schemi» spiega. «Quando ho visto il collega accerchiato e aggredito mi sono subito avvicinato a lui e l’ho protetto come avrebbe fatto qualunque collega in quella situazione», prosegue. E conferma anche lui che il resto della squadra di agenti era poco dietro. «Sono arrivato solo qualche secondo prima degli altri. Poco dopo sono arrivati tutti, erano leggermente dietro di noi perché impegnati in altri scontri con centinaia di manifestanti. Ho avuto paura sì, ma l’addestramento che facciamo verte proprio sulla gestione di questa paura e lucidità che va mantenuta in certi momenti», conclude.

