Le 89 citazioni di Salvini negli Epstein Files: «È seduto sulle mie ginocchia ma non lo sa»

89 citazioni. C’è un italiano che compare spesso negli Epstein Files che gli Usa hanno desecretato. Si chiama Matteo Salvini e nelle carte che emergono dal dipartimento di Giustizia il nome del leader della Lega compare nel biennio 2018-2019. All’epoca, mentre Donald Trump era al suo primo mandato da presidente degli Stati Uniti, il Carroccio varava e faceva cadere il governo con il Movimento 5 Stelle. Con il suo leader che a petto nudo dal Papeete voleva i «pieni poteri». Quelli, ricorda oggi La Stampa, sono anche i mesi dell’inchiesta sul Metropol, poi archiviata. E dei presunti finanziamenti al partito raccolti da Steve Bannon.
Matteo Salvini, Steve Bannon e Jeffrey Epstein
Epstein è morto in carcere il 10 agosto 2019. Proprio nelle ore in cui nasceva il secondo governo di Giuseppe Conte e la Lega andava all’opposizione. Oggi il Carroccio avverte che il segretario «si difenderà in ogni sede in caso di insinuazioni o accostamenti con personaggi disgustosi». Perché gli accostamenti tra Epstein e Salvini sono «gravi millanterie, un’operazione che ricorda tristemente la campagna di fango sui presunti sostegni economici russi (mai chiesti e mai ricevuti)». Con il quotidiano la difesa è ancora più esplicita: «Si tratta di messaggi ridicoli che ricordano un’altra vicenda infondata come i rubli del Metropol».
Le mail
Eppure nelle mail tra Bannon ed Epstein i due parlano anche di affiliazioni finanziarie russe considerate da anni fonti di denaro per diverse formazioni politiche europee. Il 5 marzo 2019, parlando di Miroslav Lajcak, consigliere dimissionario del premier slovacco Robert Fico, il miliardario pedofilo scrive: «Era qui, era sorpreso del fatto che il Parlamento europeo sembra essere scomparso dal tuo radar». Bannon risponde: «Non è così, sono solo concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini così possono candidarsi con liste complete». Soldi che, precisa la Lega, non sono mai esistiti.
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L’incontro
Nel settembre 2018 Bannon a Roma incontra proprio Salvini. Sta costruendo The Movement, una rete internazionale di partiti populisti che dovrebbero scuotere l’Europa nelle sue fondamenta. Nel dicembre 2018 Bannon ipotizza una crisi di governo scatenata da Salvini per andare al voto anticipato e capitalizzare il consenso in crescita. Epstein è entusiasta e Bannon rivendica la sua regia da remoto: «Possiamo gestire noi le cose da qui». Ma il piano finisce male. E Salvini si ritrova all’opposizione. Prima, l’8 marzo 2018, Bannon scriveva: «Sto andando a Milano proprio ora per una riunione con Salvini. Sembra che stasera Grillo e domani Roma e Berlusconi e 5 stelle».
L’advisor
Nellle mail Bannon rivendica anche di aver proposto per primo un’alleanza tra Lega e M5s. Poi scrive: «Sono advisor per il Front (National, ndr); Salvini/la Lega; AfD; Orban, Farage». L’occhio è all’europarlamento: «Possiamo andare da 92 seggi a 200 — fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque altra cosa vogliamo». Poi Salvini e Bannon si vedono a Roma il 7 settembre. Ed Epstein scrive: «Speriamo che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini». «Al contrario», replica Bannon. «Lol. Ma lui non se ne accorge» conclude il finanziere che in una mail del marzo 2019 appunta: «Salving (errore perché intende Salvini, ndr), non parla inglese».
Bannon e Meloni
Invece Giorgia Meloni chiama Bannon a partecipare ad Atreju, festa del suo partito, e prova a entrare in The Movement. Oggi invece proprio Bannon di lei dice: «Guarda, lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Ha giocato il gioco della Ue perché le servivano i soldi, e quello della Nato. Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia canzone. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa».
