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L’erede di una nobile famiglia fiorentina chiede lo stop di «Cinque secondi»: la decisione del tribunale sul film di Virzì con Mastandrea

09 Febbraio 2026 - 08:34 Alba Romano
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Il nobile di Firenze ha fatto causa alla pellicola: «Disonora la mia famiglia». Ma per i giudici si tratta di «Un'opera di fantasia». Ora il processo per la richiesta di risarcimento danni

L’ultimo film di Paolo Virzì con Valerio Mastandrea, Cinque secondi, è finito in tribunale a Firenze. Al centro della controversia c’è un personaggio della pellicola, Matilde Guelfi Camaiani, liberamente tratto – stando alla produzione – a un personaggio realmente esistito, una contessa toscana. L’erede della storica famiglia fiorentina, nipote della contessina, ha citato in giudizio le due società produttrici, Greenboo Production srl e Indiana Production srl, sostenendo che il film abbia leso «il buon nome della famiglia». E che non sia mai stato autorizzato l’uso del nome della zia. Secondo l’accusa, infatti, la famiglia – scrive il Corriere della Sera – viene ritratta come una nobiltà decaduta, coinvolta in dissesti finanziari, droga, reati, suicidi e disturbi psichiatrici. Per tale motivo, l’uomo ha chiesto ai giudici di bloccare la diffusione del film per «la lesione del diritto alla propria identità personale e alla riservatezza della propria esistenza e storia anche familiare».

La decisione del tribunale

Nei giorni scorsi la giudice Carolina Dini, della prima sezione civile del Tribunale di Firenze, ha respinto con un’ordinanza la richiesta avanzata dall’erede. Il procedimento, tuttavia, proseguirà nel merito nelle prossime settimane. I magistrati dovranno valutare se il film abbia effettivamente leso i suoi diritti e se sussistano o meno i presupposti per un eventuale risarcimento danni. Al momento, però, l’orientamento sembra sfavorevole al ricorrente. Il primo passaggio giudiziario si è infatti concluso a favore delle società che hanno prodotto e distribuito la pellicola.

Un’opera di fantasia

Secondo il tribunale, il film è chiaramente presentato come un’opera di finzione, frutto della creatività artistica degli autori. Come esplicitato anche nei titoli di coda attraverso il consueto avvertimento utilizzato in produzioni di questo tipo. Per i giudici, «i fatti e i personaggi narrati e/o rappresentati in questo film sono assolutamente immaginari e frutto della fantasia degli autori. Qualsiasi riferimento a persone vissute o viventi e a fatti realmente accaduti è puramente casuale».

Non sembra, quindi sussistere, il rischio che il pubblico possa interpretare come reale la vicenda della famiglia raccontata nel film, proprio in virtù delle ripetute avvertenze che ne sottolineano la natura fittizia. Di conseguenza, non sono stati ravvisati i presupposti per concedere la tutela cautelare richiesta, pur restando aperto il giudizio sul merito della controversia.

Foto copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI | Paolo Virzì alla Festa del Cinema di Roma, 17 ottobre 2025

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