L’infezione, l’emorragia, i reni: perché il bambino con il cuore bruciato non è più trapiantabile

Il bambino dal cuore bruciato non è più trapiantabile perché ha un’infezione, un’emorragia cerebrale e problemi agli organi tra cui reni e polmoni. La consulenza dei medici del Bambino Gesù di Roma Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti spiega perché per il piccolo di due anni e tre mesi operato all’ospedale Monaldi non è possibile effettuare un nuovo trapianto. Mentre gli esperti dicono che un cuore artificiale biventricolare impiantabile «è riservato preferenzialmente a un adulto in attesa di trapianto. In un bambino così piccolo è pressoché impossibile anche in ottimali condizioni cliniche».
Il Bambino Gesù
Nel secondo parere dell’ospedale di Roma gli specialisti non ravvisano «le condizioni per un nuovo trapianto di cuore». E indicano una serie di controindicazioni a causa dell’elevatissimo rischio di mortalità post-operatoria e per l’insufficienza multiorgano avanzata per polmoni, rene e fegato. Secondo il Monaldi invece «il piccolo è ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Allo stato il paziente permane in lista trapianto fino a nuova valutazione». Il prossimo consulto arriverà oggi. La Tac neurologica di ieri ha detto che il bambino è in condizioni simili a quelle del 10 febbraio.
Lo strumento per il trasporto di organi
Intanto il Mattino racconta che l’Azienda dei Colli ha acquistato nel 2023 uno strumento per il trasporto degli organi dall’azienda Paragoni Technologies. Un contenitore a temperatura controllata che non necessità del ghiaccio. Mentre quello del bambino è stato trasportato in un comune contenitore di plastica rigida. E si è rivelato danneggiato forse a causa dell’uso del ghiaccio secco. E non si capisce perché l’équipe napoletana abbia portato a Bolzano un contenitore comune. Il cardiologo Giuseppe Limongelli il 29 dicembre si è autosospeso dall’incarico di responsabile del “Follow-up del post-trapianto”. «Adesso proteggiamo la mamma. Poi uscirà tutto», ha detto a Repubblica.
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L’inchiesta
L’inchiesta della procura di Napoli è condotta dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci. Per ora sono iscritti nel registro degli indagati sei tra medici e paramedici. «Il paziente presenta controindicazioni contingenti (emorragia cerebrale e infezione in atto) associato ad un quadro di condizioni sistemiche incompatibili con il trapianto simultaneo combinato e a fattori clinici di prognosi altamente sfavorevoli per il ritrapianto precoce», si legge nella sintesi degli esperti romani. Anche perché «dalla relazione clinica in nostro possesso si evince che una vera e propria finestra neurologica non è stata effettuata e si attende anche il referto dell’elettroencefalogramma», scrivono. Per questo «un evento emorragico intracranico recente rappresenta una controindicazione maggiore a trapianto d’urgenza per l’elevato rischio di aggravamento emorragico».
L’infezione
Si parla anche di una infezione da Pseudomonas aeruginosa forse contratta dal paziente. Ma i dottori criticano «una non disponibile documentazione dettagliata su eventuale stato setticemico, terapia antibiotica e risposta clinico-microbiologica» e dunque «la presenza di un’infezione attiva non controllata costituisce altra controindicazione assoluta al trapianto per l’elevatissimo rischio di mortalità precoce post-operatoria in regime di immunosoppressione intensiva». Il bimbo ha anche un’insufficienza renale severa (è in dialisi, potrebbe essere necessario un trapianto combinato cuore-rene). E ha anche un’insufficienza epatica grave, «che aumenta significativamente il rischio di coagulopatia, sanguinamento, sepsi e mortalità precoce; e insufficienza respiratoria significativa, compatibile con una polmonite severa, il che ulteriormente rappresenta ulteriore rischio perioperatorio critico».
La trapiantabilità
«In base alla nostra esperienza, l’Ecmo dopo 2-3 settimane inizia a dare effetti collaterali molto gravi», spiega a Repubblica Carlo Pace Napoleone, che dirige la cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino. I suoi colleghi che lavorano a Roma valutano prima di tutto le caratteristiche generali di trapiantabilità. Con un ipotetico reimpianto potrebbe verificarsi un’altra emorragia. La sintesi conclusiva non lascia dubbi: il paziente ha un quadro incompatibile con un trapianto combinato (cioè se si volesse fare con rene e cuore) e fattori di rischio che danno una prognosi «altamente sfavorevole» per un ritrapianto.
La scarsità di organi
«Per il cuore c’è scarsità di donazioni. Quindi se esegui un trapianto su chi non è in condizioni di riceverlo, togli l’organo a un’altra persone che sta male. Il sistema si deve impegnare ad usare sempre il cuore nel migliore dei modi», conclude Napoleone. Intanto l’indagine torna sul trasporto dell’organo. Che veniva da Moritz, 4 anni, il 15 dicembre annegato nella piscina comunale a Curon Venosta e morto una settimana dopo all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Sono stati i Nas di Trento a scoprire che il cuore è stato trasportato in un contenitore di plastica comune. Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha anche espresso perplessità sul fatto che, nel caso ci sia la possibilità di un nuovo trapianto, a eseguirlo possa essere lo stesso professionista che è indagato e sospeso (ma che resta competente per questo caso).
Il cuore artificiale
A parlare dell’impianto di un cuore artificiale è invece il cardiochirurgo e chirurgo vascolare Carmine Minale. L’esperto spiega a Repubblica che «il cuore da trapiantare deve essere tenuto a circa 4 gradi, il ghiaccio secco è a temperatura più bassa, trovo improbabile che sia stato utilizzato. Ma non conosco ovviamente i fatti. Posso solo dire che può capitare che il cuore trapiantato possa non ripartire immediatamente con una contrattilità sufficiente anche per altri fattori contingenti». Riguardo l’Ecmo, Minale spiega che «se le modalità di assistenza sono ottimali anche diversi giorni o settimane, al passare delle quali, aumentano i rischi emorragici, di sviluppare infezioni e insufficienze multiorgano».
Il nuovo trapianto
Sul possibile nuovo trapianto, Minale premette: «Non conosco i documenti clinici. Un nuovo trapianto è teoricamente e tecnicamente possibile ma non praticabile con le complicanze che lei ha elencato, infezioni, emorragie, insufficienze multiorgano solitamente legate, alla protratta assistenza in Ecmo». E infine, sul cuore artificiale: «È quello che ha attualmente in forma esterna. Un cuore completo biventricolare impiantabile è riservato preferenzialmente a un adulto in attesa di trapianto. In un bambino così piccolo è pressoché impossibile anche in ottimali condizioni cliniche».
