Ultime notizie Festival di SanremoOlimpiadi 2026Trapianti
POLITICACarola RacketeImmigrazioneItaliaONGPalermorisarcimentoSea WatchSequestriSicilia

Sea Watch, l’Italia deve risarcire l’Ong. Il caso di Carola Rackete e il fermo illegittimo: cosa dice il tribunale di Palermo

18 Febbraio 2026 - 17:26 Ygnazia Cigna
sea watch carola rackete italia condannata risarcimento
sea watch carola rackete italia condannata risarcimento
I giudici palermitani hanno stabilito che lo Stato dovrà restituire le spese patrimoniali documentate, tra cui costi portuali, carburante e spese legali sostenute tra ottobre e dicembre 2019

Il tribunale di Palermo ha condannato lo Stato italiano a risarcire la Ong Sea Watch per il fermo ritenuto illegittimo della nave Sea Watch 3, avvenuto nell’estate del 2019. La sentenza stabilisce che l’Italia dovrà versare circa 76mila euro all’organizzazione tedesca per le spese patrimoniali documentate, tra cui costi portuali, carburante e spese legali sostenute tra ottobre e dicembre di quell’anno. La decisione arriva a distanza di anni dall’archiviazione delle accuse penali contro l’ex comandante Carola Rackete.

I motivi del risarcimento

La Sea Watch 3 è stata trattenuta dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019. L’Ong aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento il 21 settembre. Ma dal prefetto non sono giunte risposte nei tempi previsti, una condizione che secondo la legge avrebbe dovuto far scattare automaticamente il silenzio-accoglimento, decretando la cessazione immediata del blocco. Nonostante questo automatismo, la Sea Watch 3 era rimasta bloccata in porto fino al 19 dicembre 2019, quando solo un ricorso d’urgenza presso il Tribunale di Palermo ne aveva ordinato la restituzione definitiva. Per questo periodo di fermo illegittimo, tra ottobre e dicembre, i giudici hanno riconosciuto alla Ong il risarcimento di 76mila euro per le spese sostenute inutilmente.

Il braccio di ferro del 2019

Il caso della Sea Watch 3 risale al giugno 2019, quando la Sea Watch 3 soccorse 53 migranti in acque libiche. Dopo il rifiuto di sbarcare a Tripoli, considerata porto non sicuro, e la chiusura dei porti italiani decisa dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini tramite il Decreto Sicurezza Bis, la nave rimase ferma al largo di Lampedusa per ben 17 giorni. Il 29 giugno, sostenendo che le persone a bordo fossero ormai allo stremo, Carola Rackete decise di forzare il blocco navale ed entrare in porto senza autorizzazione. L’attracco fu segnato da un contatto con una motovedetta della Guardia di Finanza e portò all’arresto immediato della comandante.

Il risarcimento della Ong

Il risarcimento di oggi non riguarda la condotta penale della comandante, già chiarita dalla magistratura nel 2021 con un’archiviazione. Il tribunale di Palermo si concentra sulla gestione amministrativa e patrimoniale della nave nel periodo successivo, tra ottobre e dicembre. I giudici di Palermo hanno riconosciuto che lo Stato ha causato un danno economico alla Ong. Così è stata impedita l’operatività della nave in un periodo in cui non sussistevano più i presupposti legali per il blocco. La somma di 76mila euro copre le spese vive necessarie a mantenere l’imbarcazione attiva e le agenzie portuali incaricate durante i mesi di stallo forzato seguiti agli eventi di giugno.

La portavoce di Sea Watch: «È giustizia»

«Il risarcimento dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti», dichiara la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. «Mentre sulle novate italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere. Noi, a differenza loro, non ci voltiamo dall’altra parte. C’è chi la chiama arroganza e chi giustizia», conclude.

leggi anche