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Garlasco, Andrea Sempio e il nodo dello scontrino di Vigevano. La difesa deposita nuove indagini: «È autentico»

19 Febbraio 2026 - 16:51 Cecilia Dardana
andrea sempio scontrino vigevano
andrea sempio scontrino vigevano
Per la difesa lo scontrino costituisce un riscontro oggettivo agli spostamenti dichiarati da Sempio, per l’accusa invece potrebbe trattarsi di un alibi precostituito

Si è dibattuto a lungo sulla veridicità dello scontrino del parcheggio di Vigevano, dove Andrea Sempio la mattina dell’omicidio di Chiara Poggi sostiene di essersi recato. Ebbene, proprio oggi i legati dell’ormai 37enne hanno depositato alla Procura di Pavia una parte degli esiti delle indagini difensive per ribadire «l’autenticità» dello scontrino, elemento che Sempio indica da tempo come prova del suo alibi. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti hanno consegnato anche l’originale della ricevuta del parcheggio, ritenuta dalla difesa un tassello centrale. Si tratta di un passaggio formale importante, destinato a essere valutato dagli inquirenti nell’ambito del quadro probatorio complessivo

Il dibattito sullo scontrino di Vigevano

Sempio, oggi indagato per omicidio in concorso nel nuovo filone dei indagine sul delitto di Garlasco, ha sempre sostenuto che la mattina del 13 agosto 2007, dopo aver atteso a casa il rientro della madre dal supermercato, si sarebbe recato in auto a Vigevano per andare in libreria. Avrebbe parcheggiato prendendo il biglietto alla macchinetta automatica ma, trovato il negozio chiuso, sarebbe rientrato a Garlasco. Quello scontrino, conservato per circa un anno prima di essere consegnato agli inquirenti – elemento che ha sempre insospettito quanti sostengono che Sempio abbia mentito -, è da tempo oggetto di contestazione. Per l’accusa potrebbe trattarsi di un alibi precostituito. Inoltre, un paio di testimonianze avrebbero messo in dubbio che la ricevuta appartenesse effettivamente a Sempio. La difesa, invece, ha svolto accertamenti tecnici sulla macchinetta che ha emesso il ticket, con l’obiettivo di dimostrarne la genuinità e la compatibilità con quanto dichiarato dall’indagato.

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