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«Il pusher ucciso a Rogoredo era disarmato, niente impronte sulla pistola a salve»: la svolta nelle indagini che mette nei guai la polizia

19 Febbraio 2026 - 08:35 Ugo Milano
pusher rogoredo indagini messinscena polizia
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La procura di Milano sospetta una messinscena degli agenti per giustificare la sparatoria

Abderrahim Mansouri, il presunto pusher ucciso lo scorso 26 gennaio nel «boschetto» di Rogoredo, potrebbe essere stato ucciso da un poliziotto anche se era disarmato. E la finta pistola trovata accanto al cadavere, sulla quale la scientifica non ha repertato le impronte digitali della vittima, sarebbe stata messa lì da altri colleghi. È questa, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano, l’ipotesi a cui lavora la procura di Milano, che indaga sull’episodio. All’indomani della morte di Mansouri, l’agente che ha premuto il grilletto – Carmelo Cinturrino – è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario. Nei giorni scorsi, gli inquirenti hanno iscritto nel registro anche quattro suoi colleghi, accusati di favoreggiamento e ritardo nei soccorsi.

Le «incongruenze» negli accertamenti

Con il passare dei giorni, ricostruisce l’articolo del Fatto, la versione della legittima difesa dei poliziotti avrebbe progressivamente perso credibilità. Gli accertamenti tecnici, che sono ancora in corso, avrebbero rilevato infatti delle «anomalie e incongruenze», che hanno portato i pm a credere che la finta pistola – una Beretta 92 con tappo rosso – sarebbe stata posizionata sul luogo del delitto da uno degli agenti presenti quella sera del 26 gennaio nel blitz antidroga nel boschetto di Rogoredo.

I 20 minuti prima di chiamare i soccorsi

La dinamica esatta della sparatoria è ancora tutta da ricostruire. Ma secondo gli inquirenti potrebbe esser stato proprio il tentativo di recuperare l’arma finta e piazzarla sulla scena del crimine a provocare il ritardo di circa 20 minuti nella chiamata dei soccorsi. «Mentre Mansouri era agonizzante», si legge nel capo di imputazione che riguarda i quattro colleghi di Cinturrino, gli agenti omettevano «di dare immediatamente avviso all’autorità sanitaria con l’aggravante di aver commesso il fatto in violazione dei doveri inerenti a un pubblico servizio».

Il verbale di Cinturrino

Nel verbale compilato la sera del 26 gennaio, Cinturrino scrive: «Il corpo della persona attinta era faccia in su con la pistola a quindici centimetri dalla mano, probabilmente ho sentito l’esigenza di allontanare l’arma perché la persona rantolava e la pistola era ancora nella sua disponibilità. […] Ricordo che l’arma aveva la sicura non inserita e l’abbiamo spostata, ma non sono sicuro se sia stata spostata prima dell’arrivo dei sanitari». Una versione non del tutto veritiera per gli inquirenti. Che sospettano, come ricostruisce Il Fatto, una possibile messinscena da parte degli agenti per mascherare l’omicidio di un uomo non armato.

Foto copertina: ANSA/Andrea Fasani

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