Congedo obbligatorio di quattro mesi anche per i papà, la legge arriva in aula ma il governo Meloni prende tempo

Il congedo paritario per madri e padri – con quattro mesi obbligatori anche per il papà di cui 10 giorni vincolati al periodo successivo alla nascita, oltre ai 5 mesi attuali per la mamma – dovrà aspettare ancora e forse, a questo punto, per sempre. La discussione si è svolta questa mattina, 20 febbraio, in aula, alla Camera, nell’ambito del tempo dedicato alle proposte di legge in quota “minoranza”, ovvero quei testi che arrivano in aula con un obbligo di discussione sebbene siano proposti dall’opposizione. E’ il caso di questa proposta che vede come prima firmataria Elly Schlein firmata da tutta l’opposizione ma che, sulla carta, aveva le chances per diventare un’idea bipartisan, visto l’impegno promesso dalla premier Giorgia Meloni su tutto quanto riguarda la famiglia e il sostegno alla genitorialità.
L’idea è di inserire un permesso parentale obbligatorio paritario di cinque mesi sia per le mamme sia per i papà, con 10 giorni vincolati al periodo dopo la nascita per il padre e quattro mesi obbligatori da usufruire entro il primo anno e mezzo, che si affiancherebbero agli attuali 5 mesi obbligatori per la mamma. In più, il congedo parentale di 10 mesi tra i due genitori sarebbe rimborsato al 100% per entrambi.
Lo stop dal Ministero dell’economia
Sembrava quasi tutto pronto ma al momento di passare alla discussione generale, però, il presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto, ha spiegato che mancando la valutazione tecnica della Ragioneria, e che quindi il testo di legge per il momento si ferma alla discussione generale: «Non sono io ad aver deciso nottetempo di chiedere una relazione tecnica su un provvedimento che quota oltre 3 miliardi di coperture: è già accaduto anche ad altri esecutivi, ha aggiunto.
Ti potrebbe interessare
- Il Vaticano al passo coi tempi (o quasi): Papa Leone XIV introduce cinque giorni di congedo retribuito per i neopapà
- «La madre “intenzionale” ha diritto al congedo di paternità»: la sentenza storica della Corte costituzionale
- La legge di bilancio e le madri: decontribuzione dal secondo figlio in poi, bonus nido e congedi parentali
Per poi spiegare a Open: «La verità è che l’opposizione che prima del 2022 era maggioranza su questi temi non ha fatto nulla, mentre noi abbiamo ogni anno aumentato il sostegno ai congedi parentali, portandoli ora a 3 mesi retribuiti all’80%, oltre ad altri interventi a sostegno della maternità. È difficile chiedere ad aziende piccole un impegno come questo, mentre si può intervenire ancora, e possiamo ragionare insieme, sulle premialità, ritoccando ancora qualcosa»
Come funziona in Europa
Le leggi che prevedano qualche forma di congedo paritario sono diffuse soprattutto nel nord Europa, ma molti si stanno adeguando perché nel 2019 la direttiva europea Work-Life Balance ha obbligato tutti gli Stati UE a introdurre almeno 10 giorni di congedo di paternità obbligatorio e 4 mesi di congedo parentale non trasferibile per ciascun genitore. La Spagna lo scorso settembre ha approvato una delle leggi più avanzate, con 19 settimane retribuite al 100% per entrambi i genitori. L’Italia ha un congedo paritario obbligatorio per il padre di soli dieci giorni, inserito nel 2022, da usare nei primi 5 mesi di vita del bambino e la possibilità tra madre e padre di avere 10 mesi di congedo, di cui tre pagati all’80% se presi entro il sesto anno di vita del bambino.
Sebbene introdotto da pochi anni, il congedo di paternità obbligatorio in Italia, per quanto breve, sta avendo un discreto successo. Al momento ne usufruisce il 60% dei padri, ma le cifre sono in costante crescita specie tra i papà giovani e residenti nel Nord Italia.
La reazione dell’opposizione
L’opposizione è salita sulle barricate, parlando di sabotaggio da parte della maggioranza. «Buttate la palla in tribuna, questa non è una scelta tecnica, è una precisa scelta politica di non rispondere a un grande problema sociale», ha detto Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro per il Pd. «Questa legge segnerebbe uno scatto – ha aggiunto Franco Mari di Avs – ma il punto, per voi, è che le opposizioni non devono produrre norme non devono assolutamente modificare proposte di maggioranza con emendamenti, non devono perché deve essere tutto plasticamente proveniente dalla maggioranza e del governo» e dunque «dite no a norme moderne di giustizia». Il parere del Mef è atteso per martedì prossimo, ma tanto dall’opposizione quanto dalla maggioranza, in pochi scommettono che ci sarà un sì alla nuova voce di spesa.
