Sanremo, il ritorno di Raf: «Essere al Festival con questa canzone scritta con mio figlio è già una vittoria per me». L’intervista

Sono tante le gioie regalate da Raf alla storia del Festival di Sanremo, come cantautore in gara (Inevitabile follia, Oggi un Dio non ho, Cosa resterà degli anni ’80) e come autore (Si può dare di più). L’ultima volta che Raffaele Riefoli, 66 anni, ha calcato le assi del palco del Teatro Ariston è stato nel 2015, la canzone era Come una favola, che venne eliminata. Ma era un altro Sanremo, come spiega nell’intervista con Open lo stesso artista, quando la musica italiana era tristemente sotto scacco dei talent. Oggi Sanremo è cambiato, anche Raf è cambiato, è anche cresciuto il figlio con cui ha composto Ora e per sempre, una canzone che ripercorre la lunga storia d’amore con la moglie.
Quando hai realizzato di essere nel cast di Sanremo ‘26 ti sei detto: “Vado a Sanremo per…”?
«Per fare ascoltare questa canzone a una platea che non è composta da quelli che di solito comprano i miei dischi e vengono ai miei concerti. Se non avessi avuto questa canzone non avrei neanche provato a partecipare, è questa canzone che mi ha convinto e quindi anche l’idea che Sanremo può essere più che una gara, l’occasione di parlare del fatto che poi uscirà un album nuovo, ci sarà un tour, questo è molto importante perché fare Sanremo in questi casi può essere un aiuto.».
Questa partecipazione a Sanremo come si incastra nella tua carriera?
«Non sento la necessità di doverla incastrare, è un altro episodio della mia storia musicale, che è iniziata non so nemmeno quando effettivamente, perché ho sempre fatto musica, anche quando non mi chiamavo Raf e non ero, insomma, conosciuto ai più. Quello che posso dire è che come partecipazione a Sanremo sicuramente la sto affrontando e l’affronterò in un modo più adulto. Ne ho già fatti un po’ di Sanremo, dall’ultimo sono passati diversi anni, sono cambiato io ed è cambiato molto anche Sanremo, quindi queste due cose messe insieme fanno sì che questa mia partecipazione è più serena.».
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Sarà per questo che tanti autori della tua generazione, del tuo stesso prestigio, di solito evitano di mettersi in gioco con la gara. Ti senti in qualche modo coraggioso?
«Anni fa era un format televisivo che includeva l’esclusione, diciamo c’erano cose che dal mio punto di vista erano poco rispettose per l’artista, del fatto che tu comunque sei lì a fare una performance e questa cosa di far prevalere la gara sulla musica in sé, su quello che la musica dovrebbe essere, non piaceva. Poi c’erano le polemiche della gente, dei tuoi colleghi, oggi invece c’è il web, ci sono i social, i leoni da tastiera, se queste persone si sfogano sulla gente per qualsiasi motivo ogni giorno, figuriamoci cosa succede durante Sanremo. Però tutto sommato è una cosa che oggi sono disposto ad affrontare, perché comunque le battutacce in rete lasciano il tempo che trovano. Quello al quale io non ero preparato, molti non erano preparati, e per cui si rifiutavano di fare Sanremo, era il Sanremo di anni fa, per questa cosa dell’eliminazione. Dal loro punto di vista era anche comprensibile, erano più orientati verso lo schema dei talent, perché c’era il boom dei talent e anche questa formula dell’eliminazione funzionava. Oggi non è così, oggi io vedo volti sorridenti, senza tensione, perlomeno così mi sembra. Anche quelli più giovani mi sembrano un po’ più rilassati, sanno di dover fare una cosa importante, sanno di avere gli occhi puntati addosso di milioni e milioni di persone, non solo in quei tre minuti, però vedo che si respira un’altra aria».
Tu tra l’altro, a proposito di gara, hai portato a Sanremo dei capolavori assoluti che poi però sono finiti lontani dal podio…
«Come ti stavo dicendo prima, non vado per la gara, quindi poco mi interessa se poi io vincerò, andrò sul podio o arriverò ultimo. Sanremo è questo, lo sappiamo, tu puoi arrivare anche ultimo e poi magari la tua canzone diventa un inno iconico. È accaduto a molti, Vasco Rossi, Zucchero, di arrivare agli ultimi posti con canzoni che poi erano dei capolavori, e questo è accaduto anche a me. Però, ripeto, Sanremo è questo e quindi ci vai più che altro perché puoi presentare il tuo prossimo disco di inediti, il tuo tour…e questo è più importante.».
Inevitabile follia, Oggi un Dio non ho, Cosa resterà degli anni ’80 quando poi sono diventati capisaldi del repertorio pop italiano, ti è scattato un’intima sensazione di vendetta nei confronti del Festival…?
«Sì, quando il brano funziona, e a me come dicevi è accaduto quasi sistematicamente con tutte queste canzoni che hai citato. Ma è capitato anche con Come una favola, che fu eliminata e oggi quando faccio la scaletta dei concerti guai se io dovessi toglierla, è un brano importante per il mio pubblico, un brano bello, non è che visto che è stato eliminato a Sanremo vuol dire che era una schifezza di canzone, no, non è assolutamente così. Sanremo è questo, i risultati possono non essere così eclatanti, ma poi quello che conta è quello che avviene dopo.».
Che valore ha affrontare questa avventura insieme a tuo figlio, con cui ha composto il brano?
«È motivo di orgoglio per me ovviamente, come padre non avrei neanche immaginato che potesse succedere, quindi mi fa molto piacere. Il pezzo era una sua idea musicale, non c’era il testo, ho scritto tutto il testo io perché è talmente autobiografico che non potevo non scriverlo da solo. È proprio il racconto di una storia importantissima, la più importante, e quindi aver firmato a quattro mani con mio figlio questa canzone mi dà tanto orgoglio, tanta emozione, una grande soddisfazione. Ma già il fatto di essere a Sanremo con questa canzone, al di là di come vada, per me ho già vinto».
Tuo figlio vuole fare questo mestiere, mi dici il consiglio principale che gli hai dato da padre e da artista più esperto?
«Non so se lui vorrà fare questo da grande, lui deve fare la tesi di una scuola di cinematografia, ama fare regia, ha anche fatto la regia del videoclip della canzone, come me è una grande appassionato di cinema. Lui non mi ha mai detto “Papà io voglio cantare, aiutami”, no, mai. Anzi, le cose che ha fatto, anche precedentemente, da solo con etichette indipendenti, non me le ha neanche mai fatte ascoltare, io le ascoltavo quando erano finite, poco prima di uscire ed è giusto che sia così. Io il consiglio più grande che gli ho dato è stato: “Sii felice con tutto quello che tu vorrai fare e fallo con grande passione, con grande amore, perché è la più bella cosa che può capitarti occuparti di qualcosa che ami fare, è un grande vantaggio, è la cosa più bella, perché dover fare un lavoro che non ti piace fare non è bellissimo”».
Finisci la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Se vinco Sanremo sarò molto molto felice».
