100 ore di guerra, il capo del Pentagono Hegseth: «Morte e distruzione sull’Iran, abbiamo appena cominciato. Le munizioni? Infinite» – I video

«Sono passati appena quattro giorni, abbiamo raggiunto risultati incredibili, ma siamo solo all’inizio». Alle 8 del mattino americano il segretario alla Guerra Pete Hegseth si presenta di fronte ai cronisti al Pentagono, al suo fianco il capo di stato maggiore dell’esercito Dan Caine, e gonfia i pettorali come solo lui sa fare. L’occasione è offerta appunto dallo scoccare delle prime 100 ore della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele all’Iran degli Ayatollah. In Europa e negli Usa – mondo MAGA compreso – già serpeggiano seri dubbi e timori sulla durata e gli effetti del nuovo intervento militare americano. Ma pure tra gli esperti di difesa circolano analisi preoccupate sulla possibilità di difendere adeguatamente i Paesi del Golfo dagli assalti iraniani. Il briefing «petto in fuori» di Hegseth e Caine mira a rispondere soprattutto a quelle perplessità. «Stiamo vincendo su tutta la linea», assicura il segretario alla Guerra, che prima di essere lanciato da Donald Trump alla guida del Pentagono faceva il conduttore a Fox News. Con la leadership decimata, le difese aeree distrutte e le forze navali inutilizzabili, il regime iraniano «è finito e lo sanno, o lo sapranno presto», rivendica Hegseth. D’altra parte quella scatenata da Stati Uniti e Israele coi raid di questi primi quattro giorni rappresenta una potenza di fuoco «sette volte superiore a quella dispiegata nella guerra di giugno». E siamo solo all’inizio, ribadisce il capo del Pentagono, perché «altri bombardieri e altri soldati sono in arrivo».
La svolta militare e la «morte dal cielo» sull’Iran
La vera svolta militare che sposterà ulteriormente gli equilibri, spiega Hegseth, è dietro l’angolo: nel giro di pochi giorni le forze aeree di Usa e Israele avranno «il controllo completo e incontrastato dei cieli iraniani». Il che significherà, in termini molto concreti, che «potremo volare giorno e notte sull’Iran per trovare, colpire e finire l’esercito iraniano e i suoi vertici». Visto da Teheran, significherà che i leader iraniani «guarderanno in alto e vedranno solo aerei americani e israeliani, ogni giorno, ogni minuto finché non decideremo che non sarà abbastanza. Morte e distruzione dal cielo, tutto il giorno. Li stiamo colpendo mentre sono a terra, il che è esattamente come dovrebbe andare». A posteriori, il rebranding del suo ministero da dipartimento della Difesa a dipartimento della Guerra appare azzeccatissimo. «Non stiamo dicendo che la missione è compiuta, ma facciamo un reality check: la combinazione di intelligence e potenza di Usa e Israele ci renderà in grado di controllare l’Iran. Abbiamo già preso il controllo di cieli e acque dell’Iran senza dover mettere boots on the ground», gli stivali di soldati Usa sul terreno che Trump vorrebbe a tutti i costi evitare di dover dispiegare.
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La sfida Usa-Iran sulle munizioni
Quanto alla sfida delle munizioni, gli Usa, sostiene Hegseth, hanno scorte «praticamente infinite» di bombe con cui continuare a martellare l’Iran, mentre Teheran sta esaurendo rapidamente le sue. Anche se non c’è dubbio che per un po’ «continueranno a sparare missili e droni, d’altronde sono terroristi per cui non sono in grado di combattere faccia a faccia». Il capo di stato maggiore Caine dà manforte precisando che nelle ultime 24 ore risultano già diminuiti del 23% i lanci di droni e missili dall’Iran, mentre gli Usa hanno «una quantità sufficiente di munizioni di precisione sia per l’attacco che per la difesa, anche se non intendo parlare di cifre». E comunque i partner del Golfo stanno reagendo tirando fuori gli artigli, difendendosi dai lanci con le proprie forze e come nel caso del Qatar anche reagendo abbattendo jet iraniani: «così difendono se stessi e proiettano potenza contro l’Iran», plaude Caine. I due responsabili della campagna militare americana rivendicano pure di aver affondato già 23 fregate iraniane, compreso il sottomarino affondato nelle scorse ore al largo dello Sri Lanka, e pure di aver eliminato in uno dei raid «il capo dell’unità che tentò di assassinare Trump».
Quanto durerà la guerra?
Che succederà ora dunque? Quanto durerà la guerra? «Potrebbero essere 4-5 settimane come 8 o 3, dipenderà dalle nostre valutazioni. L’unico limite che abbiamo è il desiderio di Trump di ottenere specifici obiettivi per il popolo americano», risponde Hegseth. Per Caine l’operazione lanciata sabato scorso ha «chiari obiettivi militari», quello di «impedire all’Iran di proiettare potenza militare oltre i suoi confini ora e in futuro». Smantellare gli arsenali di missili, azzerare il programma nucleare, se possibile dare il colpo di grazia pure alle milizie alleate dell’Iran nella regione, dunque. E la teocrazia islamica sopravvissuta per ora all’assassinio di Ali Khamenei. Il cambio di regime non viene evocato ufficialmente tra gli obiettivi. Ma Hegseth a domanda specifica non nega contatti con le milizie curde che secondo il Wall Steet Journal l’Amministrazione Trump avrebbe sondato per spingere loro a dare la spallata dall’interno al regime: «Sappiamo che ci sono movimenti di altre forze, ma non è su questo che basiamo le nostre azioni», replica sfuggente il capo del Pentagono. E neppure sulle (deboli) proteste di Cina e Russia, che in questa partita, semplicemente, «non sono un fattore». Abbastanza per convincere gli intimoriti partner in Europa e nel Golfo e gli elettori americani?
In copertina: Il segretario alla Guerra Pete Hegseth durante il briefing al Pentagono – Washington, 4 marzo 2026
