Dai trasporti agli hotel, in Cina robot e AI sono già parte della vita quotidiana

Ormai, scrollando su un qualsiasi social network, è diventato sempre più difficile distinguere un contenuto generato con l’intelligenza artificiale da uno vero. Ed è anche normale interagire con bot che ci assistono alla navigazione o ricevere risposte AI durante una ricerca su Google. Ma se da noi lo sviluppo di strumenti un po’ ci inquieta, non sembra fare lo stesso in Cina. I dati del sondaggio KPMG mostrano due realtà diverse. Da un lato la Cina, che vede queste nuove tecnologie come un simbolo di progresso, dall’altro noi Occidentali che le vediamo come un pericolo che può, potenzialmente, sostituirci. Il motivo? Sono anni che il governo cinese investe in programmi volti ad ampliarne l’utilizzo e in Cina l’intelligenza artificiale è ormai ovunque. Lo ha confermato in questi giorni con il suo piano quinquennale e quest’estate con il piano «A.I.plus» che ha come obiettivo di implementare l’intelligenza artificiale nel 90% dei settori entro il 2030.
Dai taxi senza conducente ai robot che ti danno indicazioni
In Cina l’automazione fa parte della quotidianità ed è normale interagire con intelligenze artificiali durante la giornata. Non è raro incontrare un poliziotto municipale automatizzato in grado di gestire il traffico, soggiornare in hotel dove un androide si occupa dell’accoglienza o farti consegnare la cena da un fattorino robot su quattro ruote. Anche i trasporti hanno cambiato volto con i taxi senza conducente e i bus a guida autonoma che sono diventati una realtà in molte città. La stazione della città di Hefei è un’esempio dell’integrazione della tecnologia nello spazio pubblico. Qui si muovono cani robot e androidi che danno indicazioni e droni che pattugliano le stazioni della metro in tempo reale per controllare e individuare guasti o anomalie. Ma l’IA entra anche nelle case e nelle industrie attraverso robot con cui sfidarsi a scacchi o piattaforme come Zuoyebang che aiutano i figli a fare i compiti, fino ad arrivare alle fabbriche intelligenti dove la produzione è ormai quasi interamente affidata alle macchine.
@chinafocusofficial What a cyberpunk scene! Meet Intelligent Police Unit R001—an AI-powered assistant that directs traffic, spots violations, and works around the clock. As robotic officers join China's streets, smart technology is reshaping everyday urban governance.
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Una democratizzazione forzata
La volontà della Cina di investire sull’intelligenza artificiale non è nuova. Già nel 2017, il Partito Comunista cinese aveva dichiarato che l’AI sarebbe stata «la principale forza trainante» del progresso del Paese. Anche per questo motivo l’accesso alle piattaforme domestiche è totalmente gratuito, a differenza dell’Occidente dove le versioni più avanzate restano spesso un privilegio riservato a chi paga un abbonamento. Anche le aziende tecnologiche hanno colto questa predisposizione e hanno invaso il mercato con soluzioni estremamente specifiche e disponibili in un click. Sono nati così chatbot medici capaci di fornire consulenze preliminari per alleggerire la pressione sugli ospedali, mentre assistenti virtuali sono stati integrati nelle applicazioni più popolari per guidare gli utenti negli acquisti o aiutarli a orientarsi all’interno dei siti web.
@nickita_tikhonov NO MORE REAL PEOPLE. AI TAKING OVER CHINA 🇨🇳 #china #ai #subway #shenzhen #technology ♬ original sound – Nickita China
Il lato oscuro dell’ottimismo
La gestione ferrea dello Stato su questa nuova tecnologia ha, paradossalmente, rafforzato la fiducia di una parte della popolazione. Molti genitori cinesi dichiarano nelle interviste di sentirsi a proprio agio nel lasciare che i figli utilizzino giocattoli o strumenti educativi basati sull’IA, poiché hanno la certezza che il governo non permetterebbe mai di produrre contenuti dannosi o inappropriati. Il vero nodo critico resta però quello della censura. Uno studio pubblicato sulla rivista PNAS Nexus ha messo a confronto le risposte dei principali chatbot cinesi con quelle dei modelli internazionali su oltre 100 domande riguardanti la politica dello Stato. I risultati evidenziano come i sistemi cinesi tendano a non rispondere o a fornire informazioni inaccurate quando il tema è politicamente sensibile. In questo contesto, la censura non limita solo la libertà di espressione, ma aiuta a modellare le informazioni e, di conseguenza, il processo decisionale dei cittadini.
