Famiglia del bosco divisa, il tribunale dopo l’attacco di Meloni: «Contro di noi toni aggressivi: è stata decisione sofferta»

Il tribunale dei minori dell’Aquila prova a difendersi, dopo le polemiche scoppiata per l’ordinanza con cui i tre bambini della famiglia del bosco sono stati separati dalla madre, dopo un periodo in una casa famiglia. A criticare la decisione del tribunale è stata in più occasioni anche la premier Giorgia Meloni, secondo cui i giudici avevano superato i limiti e ribadendo che «i figli non sono dello Stato, ma dei genitori». A L’Aquila, il ministro della giustizia Carlo Nordio ha deciso di inviare un’ispezione.
Come si difende il tribunale, l’accusa dei «toni aggressivi»
Con una nota congiunta firmata dalla presidente Cecilia Angrisano e dal procuratore David Mancini, i magistrati minorili puntano il dito contro quelli che definiscono «toni aggressivi e non continenti» usati da più parti nel commentare una vicenda giudiziaria ancora in fase istruttoria. Angrisano e Mancini, ribadiscono che ogni loro iniziativa «è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età», richiamando la Costituzione e le fonti di diritto internazionale.
I magistrati spiegano che i procedimenti minorili seguono percorsi di valutazione e accertamento specifici, nei quali ci si affida anche al contributo di esperti e servizi pubblici dedicati alla protezione dei più piccoli. sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa. L’obiettivo dichiarato è sempre individuare e garantire il superiore interesse dei minori coinvolti.
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La difesa sulla decisione «mai ideologica» di separare la madre dai figli
Nella nota si insiste sul fatto che le decisioni «sofferte e delicate» sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare «non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori», ma puntano esclusivamente al benessere del bambino, riconosciuto come soggetto di diritti autonomo. Secondo i due magistrati, l’azione giudiziaria minorile viene portata avanti con «attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa».
L’appello al rispetto della privacy e delle istituzioni
Angrisano e Mancini chiudono con un appello «alla collettività», perché venga rispettata la vita privata di tutte le persone coinvolte e il ruolo delle istituzioni chiamate a intervenire. Un principio, secondo i due magistrati, «fondamentale per la miglior gestione di queste sofferte vicende umane per le quali è istituzionalmente all’autorità giudiziaria minorile il compito di assumere decisioni, eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio».
