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«È lui Banksy», svelata una volta per tutte la sua identità. L’indagine partita dall’Ucraina: come è stato scoperto il vero nome dello street artist

13 Marzo 2026 - 21:22 Bruno Gaetani
banksy vera identita inchiesta reuters
banksy vera identita inchiesta reuters
Un'inchiesta dell'agenzia Reuters conferma le indiscrezioni che qualche tempo circolavano su un uomo di Bristol. Fondamentali le fotografie dopo un'opera realizzata nell'Ucraina invasa dalla Russia

Per decenni è stato uno dei segreti meglio custoditi dell’arte contemporanea. Ora, però, il mistero sull’identità di Banksy potrebbe essere arrivato a una svolta definitiva. Secondo una lunga inchiesta pubblicata da Reuters, dietro lo pseudonimo dello street artist più famoso del mondo si nasconderebbe Robin Gunningham, graffitista nato a Bristol nel 1973 e che in seguito avrebbe assunto anche il nome di David Jones.

L’inchiesta che ricostruisce l’identità

L’indagine giornalistica si basa su un lavoro durato mesi, che ha incrociato testimonianze raccolte sul campo, analisi di immagini e video e documenti giudiziari. I reporter hanno esaminato rapporti di polizia e un vecchio verbale in cui l’artista ammetteva un reato minore di disordine pubblico: un documento che, secondo Reuters, rivelerebbe senza dubbi il vero nome dietro il mito di Banksy. Il sospetto che dietro lo pseudonimo ci fosse Gunningham non è nuovo: negli anni passati era stato avanzato anche dal tabloid britannico Daily Mail, ma finora non era mai stato sostenuto da un’indagine così dettagliata.

La pista partita dai murales in Ucraina

Il punto di partenza dell’inchiesta è stata l’apparizione, nel novembre 2022, di una serie di murales firmati da Banksy in Ucraina, in alcune zone colpite dalla guerra. Tra questi anche un’opera comparsa nel villaggio di Horenka, vicino a Kyiv, che raffigura un uomo barbuto mentre si lava nella vasca da bagno tra le macerie di un palazzo bombardato. Secondo i testimoni citati da Reuters, l’opera sarebbe stata realizzata in pochi minuti da due uomini con il volto coperto che utilizzavano stencil trasportati in un’ambulanza. L’episodio ha spinto i giornalisti a tornare sul campo con fotografie di vari artisti sospettati di essere Banksy, mostrando le immagini ai residenti per cercare eventuali riconoscimenti.

Il silenzio dell’artista e il dibattito sull’anonimato

Contattato da Reuters con le conclusioni dell’indagine, l’uomo indicato come Banksy non ha risposto. Anche la società che autentica le opere dell’artista, Pest Control Office, ha fatto sapere che lo street artist «ha deciso di non dire nulla». Il suo storico avvocato, Mark Stephens, ha contestato molti dettagli dell’inchiesta e ha invitato l’agenzia a non pubblicare il report, sostenendo che rivelare l’identità dell’artista violerebbe la sua privacy e potrebbe metterlo in pericolo. Secondo il legale, l’anonimato è parte essenziale del lavoro di Banksy perché consente di «dire la verità al potere» senza timore di ritorsioni.

Foto copertina: EPA/Clemens Bilan | Una stampa in edizione limitata dell’opera ‘Love is in the Air’ esposta in un museo di Berlino

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