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Biennale, la consigliera dice no a Giuli. FdI: «Il governo può bloccare la Russia»

13 Marzo 2026 - 07:51 Alba Romano
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco biennale venezia russia
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco biennale venezia russia
Ieri il ministro aveva chiesto le dimissioni. Il deputato Mollicone all'attacco di Buttafuoco

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha chiesto ieri a Tamara Gregoretti di lasciare il consiglio di amministrazione della Biennale. Ma lei si è rifiutata. «Il ministro della Cultura ha chiesto alla rappresentante del Mic nel consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia, Tamara Gregoretti, di rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia». E questo perché «Gregoretti, nominata nel cda il 13 marzo 2024, non ha ritenuto di avvisare né della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale né, successivamente, di essersi espressa a favore della sua partecipazione, pur nella consapevolezza della sensibilità internazionale della questione».

Giuli contro Gregoretti

L’episodio fa parte della guerra tra Giuli e il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco. Repubblica riporta le parole del ministro: «C’è grande preoccupazione per il danno che Pietrangelo Buttafuoco sta arrecando alla Biennale che ha isolato dal mondo libero. Ha trovato insieme con i russi un modo di aggirare le sanzioni… e sperava che questo non creasse problemi. Dall’inizio dell’anno sapeva che la Russia esigeva di rientrare nel suo padiglione e non l’ha comunicato al suo ministro prima di febbraio inoltrato, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto e facendo finta di aver avuto un via libera da Palazzo Chigi che non aveva».

Gregoretti, sorella di Sabina, storico braccio destro di Maria De Filippi, ha replicato con una nota: «Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del cda non rappresentano coloro che li hanno nominati né a essi rispondono in base al Dlgs 19/98, articolo 7, comma 2». E la risposta di Giuli: «La signora che non si è dimessa rappresenta ormai solo Buttafuoco». Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha già detto di essere favorevole alla presenza russa. Il governatore del Veneto, il leghista Alberto Stefani, non oserà schierarsi contro Matteo Salvini.

L’entrata del governo

Intanto Federico Mollicone, deputato di FdI e presidente della commissione Cultura della Camera, auspica «che il padiglione russo alla Biennale non apra». E propone: «Il governo può dichiarare persona non grata – persona non gradita – chi entra con passaporto russo per lavorare all’organizzazione del padiglione. E così bloccare l’operazione». La Biennale sostiene di non poter negare la partecipazione agli Stati che lo richiedono. «È un ragionamento che non tiene conto dell’apparato sanzionatorio ancora attivo nei confronti della Russia».

Giuli e Buttafuoco

Mollicone dice che basta una lettera: «Per dire “ci spiace, non ci sono le condizioni per la partecipazione russa”». Mentre il Cremlino vuole tornare a Venezia perché «evidentemente ha percepito una diversa sensibilità da parte della governance della Biennale». Ma Buttafuoco «conoscendolo no, non cambierà idea. A meno che non ci sia un intervento del governo in nome dell’interesse nazionale».