Caso Resinovich, Sebastiano Visintin a Open: «È Giacomo Molinari il nuovo indagato per frode processuale»

«Si tratta del preparatore anatomico, Giacomo Molinari. È lui il nuovo indagato per quella vicenda della vertebra rotta». Lo dice a Open Sebastiano Visintin, il marito di Liliana Resinovich, tuttora unico indagato per l’omicidio della 63enne triestina. Nonostante i sospetti ricadessero effettivamente su di lui, Visintin rivela senza troppi giri di parole l’identità del nuovo indagato nel fascicolo parallelo per frode processuale: si tratta del tecnico che l’11 gennaio 2022 partecipò all’esame autoptico sui resti della donna, trovata morta il 5 gennaio 2022, e che, spontaneamente, dichiarò di aver lesionato il cadavere durante le manovre preparatorie. Una versione poi smentita da un lavoro specialistico e che oggi la Procura sospetta possa essere stata un tentativo di inquinare le prove. Per quella vicenda Molinari era stato querelato per falso dal fratello di Liliana, Sergio Resinovich.
Il giallo della vertebra
Visintin che ha conosciuto Molinari proprio durante l’autopsia, cui ha preso parte insieme ai legali, lo descrive come «una persona un po’ bizzarra, un po’ così, però, sincera. Lui dice che facendo una manovra sul corpo di Liliana ha sentito un crack e di aver causato una lesione». Il riferimento è, appunto, alla vertebra T2, che per mesi è stata al centro di diverse teorie: secondo i consulenti della famiglia Resinovich, quell’osso era già rotto prima dell’esame autoptico, segno di un’aggressione subita da Liliana. Se Molinari avesse mentito sulla dinamica del “crack”, l’accusa di frode processuale diventerebbe il pilastro di un presunto depistaggio volto a mascherare un omicidio come suicidio, come infatti era stata classificata la morte della donna in principio.
Il ricordo di Claudio Sterpin
Nonostante il peso delle indagini, Visintin appare provato ma fermo sulle sue posizioni. Quando gli chiediamo come stia oggi, risponde con amarezza: «Ma sai, dopo quasi cinque anni, il dolore fa male, fa male al corpo». Un dolore che però non ammette repliche nei confronti di chi, come Claudio Sterpin, ha sostenuto una versione opposta alla sua: «Claudio Sterpin? Io delle persone che non ci sono più, non vado a parlare, ho rispetto verso di lui, verso la famiglia». L’uomo, mancato a 86 anni lo scorso 14 febbraio, è stato l’ultima persona a sentire al telefono Liliana Resinovich la mattina in cui è scomparsa e ha sempre sostenuto di aver avuto una relazione sentimentale con lei, che si sarebbe presto realizzata in una convivenza. Tra i due non è mai corso buon sangue, anche perché Sterpin negli anni ha sempre accusato Visintin di essere il responsabile della morte di Liliana.
Ti potrebbe interessare
- Caso Resinovich, spunta la traccia di zirconio sulle scarpe di Liliana: è il materiale usato dal marito per affilare i coltelli
- Resinovich, la Cassazione bolla come inammissibile il ricorso di Visintin. «Ora deve pagare tremila euro»
- Messaggi in codice, errori nelle perizie e «la messa in scena del cadavere»: i dubbi sulla morte di Liliana Resinovich
Lo zirconio sulle scarpe di Liliana e il (terzo) rinvio della Procura
La pressione della Procura intanto non cala. È infatti stata chiesta la terza proroga, altri 90 giorni per analizzare gli indumenti della vittima, le tracce di zirconio trovate sulle scarpe della vittima (un materiale abrasivo che viene utilizzato per affilare lame e dunque compatibile con l’attività di arrotino svolta dal marito), e per avviare l’analisi del Dna mitocondriale delle formazioni pilifere trovate sul corpo della donna. Visintin confessa a Open: «La procura ha chiesto un nuovo rinvio, di altri 90 giorni. È il terzo ormai. Però insomma, io non posso andare avanti così. È passato tanto tempo». L’udienza dei periti, prevista il 30 marzo, è dunque slittata al 26 giugno. Visintin poi sulle tracce di zirconio sulle scarpe della vittima non si scompone: «Io e Liliana abitavamo insieme. Quando tornavo a casa portavo questa polvere di zirconio, che evidentemente è finita un po’ anche sulle sue scarpe. E poi lei veniva spesso nel mio laboratorio. Cioè sarebbe strano se non ci fosse».
«Non andrò a processo»
La convinzione dell’uomo è quella di chi si sente estraneo ai fatti, nonostante i sospetti degli inquirenti. «Io sono tranquillo, sereno, non ho proprio nessun pensiero. Secondo me non andrò neanche a processo. Se ho sospetti su qualcuno? Bisogna ancora capire tante cose: quando è morta, come, dove». Della sua vita ora Visintin parla serenamente: «Io non ho cambiato niente nella mia vita, vado avanti con le mie cose. La gente mi dice “meno male che ci sei tu, che possiamo lavorare con i coltelli che ci dai”. È una grande soddisfazione, è un grande senso di amicizia, di rispetto verso di me».
La battaglia legale per la terza perizia
Infine Visintin parla della richiesta, finora respinta, di un incidente probatorio per mettere a confronto i medici legali. «Questo veramente mi ha fatto del male, anche perché mi hanno chiesto 3.000 euro di rimborsi, ma per me sarebbe stato importantissimo. E non è detto che non faremo una nuova richiesta, perché è importante avere un’opinione diversa. Perché abbiamo una consulenza medico-legale di dottor Costantinides che dice una cosa, quella della dottoressa Cattaneo che ne dice un’altra. Allora è fondamentale avere una terza consulenza, in modo che possa dare delle risposte chiare e precise a tutti».
