«E qui esco pazza», Meloni ascolta Barbero sulla riforma della Giustizia: le facce della premier e la risposta allo storico da Fedez – Il video
È dai microfoni di Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra che Giorgia Meloni ha l’occasione per rispondere per la prima volta alle critiche di Alessandro Barbero sulla riforma delle Giustizia. La premier alterna sorrisi ed espressioni perplesse mentre lo storico, tra le voci più ascoltate del fronte del no, punta il dito in particolare contro il meccanismo di selezione dei membri laici dei nuovi organismi di governo della magistratura previsti dalla riforma. Un punto che, contesta Barbero, non viene disciplinato nel dettaglio.
Cosa contesta Barbero sulla lista dei membri laici
Il nodo sollevato da Barbero è sul sorteggio dei componenti laici dei nuovi Csm. Questi dovranno essere estrassi da una lista, ma la riforma ribadisce lo storico non dice nulla su come quella lista debba essere composta né quanto debba essere lunga. Tutto è rinviato a una legge ordinaria. «I rappresentanti della politica saranno sorteggiati da una lista stabilita dalla politica», osserva Barbero. E aggiunge che «il Parlamento potrebbe benissimo fare una lista di 11 nomi e sorteggiarne 10». Lo storico poi torna su un punto per lui fermo: «Nell’Italia di oggi il Parlamento fa da tempo quello che il Governo gli dice di fare».
Meloni a Barbero: «La mia “malafede” non ha la sua immaginazione»
Meloni parte da una premessa: «La risposta lapidaria che voglio dare a Barbero è che ho sempre pensato che ascoltando quello che gli altri si aspettano da te, in realtà scopri cosa aspettarti dagli altri. La mia immaginazione non arriva dove arriva quella di Barbero, la mia “malafede”, per usare una parola che usa Barbero, non ha questa immaginazione». Poi entra nel merito: la lista dei membri laici «dovrà essere molto lunga e verrà fatta con le opposizioni», perché resterà il requisito dei tre quinti del Parlamento per approvarla.
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Quanto all’ipotesi di una lista cortissima e pilotata, la premier spiega: «Barbero dice “Tecnicamente se loro hanno 10 nomi da sorteggiare potrebbero fare una lista di 11”. E qui esco pazza, perché stiamo parlando della Costituzione, della Legge e del Parlamento della Repubblica italiana. Se provassi a fare una legge del genere il Presidente della Repubblica non la controfirmerebbe».
Meloni al fronte del no: «Tesi offensive per Mattarella»
Per Meloni è l’occasione di partite al contrattacco, accusando chi sostiene quella stessa tesi di Barbero di mancare di rispetto al Capo dello Stato, che ha già controfirmato la riforma. Per Meloni sono «surreali» le tesi di chi ipotizza una manipolazione del sorteggio, sottolineando che «non stiamo scegliendo il responsabile di una bisca clandestina». A Barbero, infine, contesta quello che definisce un «errore apparentemente grossolano: dice che il Parlamento fa quello che dice il governo. Per uno storico, atteso che siamo una repubblica parlamentare, è una tesi un po’ forzata. Il Parlamento fa quello che dice la maggioranza del Parlamento».
