Il governo verso il lockdown energetico a maggio: condizionatori, targhe alterne e smart working

C’è la data, ci sono le prime misure allo studio e l’escalation in atto. In Italia il lockdown dell’energia può scattare a maggio. Senza una riapertura rapida dello Stretto di Hormuz il rischio è concreto. E il governo Meloni si prepara. Perché l’Italia, come ha ammesso la premier, non ha riserve di energia sufficienti. E alla domanda del Corriere della Sera sul rischio tutto si blocchi nel giro di un mese il ministro della Difesa Guido Crosetto risponde con sincerità: «È ciò che si teme. Non tutto ma molto». Il primo problema sarà il gas. Per il quale è pronto un piano d’emergenza. Poi c’è il razionamento. Che potrebbe portare a nuove regole sui condizionatori d’estate e sui termosifoni d’inverno. Le altre ipotesi allo studio riguardano l’illuminazione ridotta, le targhe alterne e lo smart working.
Il lockdown energetico a maggio
«I margini di manovra sono inevitabilmente limitati, soprattutto se non si agisce tutti insieme. Questa è l’occasione per dimostrare di essere in linea con i tempi senza limitarsi ad applicare la burocrazia. L’Europa deve capirlo», spiega Crosetto. Mentre in Italia «dobbiamo trovare momenti di coesione, collaborare per affrontare una crisi che, come ho detto, non ha precedenti». I numeri oggi verranno consegnati alla premier Giorgia Meloni.
La prima fonte di preoccupazione è appunto il gas. Non per il coefficiente di riempimento dei magazzini, che è al 44% e al di sopra della media europea. Ma, spiega oggi Repubblica, per il flusso che dovrebbe cominciare a rallentare entro tre settimane. Per questo il ministro Gilberto Pichetto Fratin porterà a Palazzo Chigi il lavoro del ministero sul consumo. A maggio è previsto il cambio di fase. Con frenata delle scorte. Per questo sarà necessario calmierare il consumo. Sul modello della crisi del 2022.
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Il razionamento
Il piano di razionamento prevede di contenere di un grado il consumo dei condizionatori in estate o tagliare un’ora di utilizzo. In inverno anche i termosifoni dovranno andare giù di un grado. Cosa che farebbe risparmiare tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas. L’esecutivo riflette anche sulla proposta di smart working nel settore pubblico e, se possibile, nel privato, avanzata dai sindacati. E si riflette sull’utilizzo delle targhe alterne per i mezzi di trasporto. C’è anche l’idea di massimizzare la produzione delle centrali a carbone e l’incremento della produzione di rinnovabili. Più in là, si pensa al taglio dell’illuminazione per edifici, monumenti e luoghi pubblici. E all’inevitabile rimodulazione dell’attività industriale delle filiere energivore. Come le industrie dell’acciaio e della meccanica. Mentre la Lega torna a chiedere di riattivare l’importazione del gas russo.
Volete Trump o il lampione acceso?
Anche secondo Il Foglio la possibilità di un lockdown energetico, dopo le parole di Meloni, il viaggio in Arabia, la fine delle scorte negli aeroporti, fa parte dello scenario. E il quotidiano riporta d’attualità la frase di Mario Draghi: «Volete la pace o il condizionatore?». Stavolta diventerebbe: «Volete Trump o il lampione acceso?». Il dettaglio è che le misure di lockdown sono molto simili a quelle che Meloni criticava quando era all’opposizione. E che la situazione è stata certamente provocata da quel Trump che definisce “amica” la premier italiana. La misura sulle accise che scadrà il prossimo mese è difficile, se non impossibile da prorogare.
Lo smart working
Poi c’è lo smart working. Per il quale il governo studia un’estensione sul modello Covid. La base sono le norme e il piano studiato dal governo per l’emergenza pandemica vissuta tra il 2020 e il 2022. Già oggi, si fa notare proprio dal governo, circa 555 mila dipendenti pubblici fanno ricorso allo smart working, pari al 17 per cento della forza lavoro della Pa (con una crescita di oltre il 10 per cento registrata a fine 2025 rispetto a un anno prima).
Mentre i settori da salvaguardare saranno scuola e sanità. Niente didattica a distanza e tagli delle visite. Intanto proprio oggi entrano in vigore i nuovi obblighi nei confronti dei dipendenti per il lavoro a distanza. Che prevedono pene da due a quattro mesi di reclusione, passando per sanzioni pecuniarie fino a 7.500 euro. Sono regole valide per le piccole e medie imprese (Pmi), come disciplinato da un aggiornamento del 2017 del Testo unico sulla sicurezza, approvato nel 2008.
Come funziona e cosa cambierà
A oggi un dipendente pubblico del Mef se vuole può usare fino a 8 ore di lavoro agile ogni 30 giorni. I giorni di lavoro a distanza per chi lavora a Palazzo Chigi erano due al mese, dimezzati a uno. Il tutto potrebbe essere ampliato facilmente e in tempi brevi. Meloni è attesa dopodomani in Parlamento. E comincerà a parlarne. Per preparare l’Italia al lockdown energetico.
