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Bravissime Ditonellapiaga e Serena Brancale, solito fiasco Shiva. Per fortuna ci sono Silvestri e Dimartino. Le nostre recensioni

12 Aprile 2026 - 10:18 Gabriele Fazio

Shiva – Vangelo

Apprezzabile la volontà di mettere da parte (in parte) molti dei cliché relativi all’universo rap da classifica, il risvolto di questa scelta però è che viene certificata una totale povertà in termini di scrittura. Una povertà talmente grave da farsi disarmante, suprema, coinvolgente; nel senso che appena finisce l’album senti che qualcosa, al di là del tempo, ti è stato rubato, che l’asticella è stata posta troppo in basso. E scordatevi, con tutti i bravissimi autori, anche rapper, che sgomitano là fuori per un briciolo di attenzione, un premio di incoraggiamento per chi ieri faceva musica imbarazzante con tematiche imbarazzanti, solo perché oggi fa musica imbarazzante con tematiche un po’ meno imbarazzanti. In questo disco, di fatto, non c’è un briciolo di poesia, di approfondimento, di ricerca. Nulla. È tutto superficiale, come se fosse stato scritto lì per lì, senza alcun sentimentalismo, anche quando si parla (e se ne parla) di sentimenti. Ed è una valutazione che riportiamo non privi di una certa speranza, perché se davvero dopo lunghe riflessioni, dopo struggenti autoanalisi, dopo faticose ed intellettuali ricerche, quello che viene fuori è questa accozzaglia di messaggi degni (forse) di una conversazione su WhatsApp, allora la faccenda sarebbe drammatica. Sì, nella seconda parte dell’album i brani si fanno vagamente più sensati, non siamo stati colti da istinti masochistici ascoltando Dio esiste, Babyface (con Kid Yugi), Mayday (con Sfera Ebbasta e Lazza), Risorgere e, soprattutto, Bacio di Giuda (con Tiziano Ferro), sicuramente il brano che meno ci fa vergognare di chiamare brano. Ma in linea di massima il livello è veramente infimo, il successo di Shiva, come di gran parte della scena alla quale appartiene, lato nostro rimane un mistero degno di X Files.