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«Drogata da mio marito per 20 anni»: l’orrore delle “Rape Academy” riguarda anche l’Italia

16 Aprile 2026 - 05:59 David Puente
Dalle chat su Telegram ai tag per verificare lo stato di incoscienza delle vittime: così migliaia di uomini si scambiano istruzioni e video di abusi nel segreto del web

Per vent’anni è stata vittima di violenze sistematiche tra le mura di casa, senza mai potersene rendere conto. Valentina (nome di fantasia), madre di due figli residente nel Nord Italia, è la testimone chiave di una realtà che l’inchiesta della CNN chiama «Rape Academy», ovvero una rete globale dove uomini senza scrupoli si scambiano istruzioni e video su come drogare e abusare delle proprie partner.

Il caso italiano: la scoperta e la condanna

La verità per Valentina è emersa solo imbattendosi nei video registrati dal marito. Nei filmati, l’uomo documentava meticolosamente gli abusi compiuti su di lei dopo averla sedata con un mix di alcol e farmaci. «Non avevo segni fisici e non conservavo alcun ricordo. Senza quei video sarebbe stato difficile credere a quanto era accaduto», ha spiegato la donna.

La giustizia ha fatto il suo corso nel 2021, quando l’ex marito è stato condannato a otto anni di prigione per violenze sessuali multiple aggravate. Tuttavia, come già anticipato, il caso di Valentina non è isolato.

Come funziona la “Rape Academy”

Queste comunità online non sono solo contenitori di file, ma vere e proprie «scuole di violenza» dove i “maniaci” si coordinano. Su piattaforme come “Motherless” circolano oltre 20mila video di donne sedate, mentre con il tag #eyecheck gli aggressori si filmano mentre sollevano le palpebre delle vittime per dimostrare alla community che la donna è totalmente inerte. Inoltre, nelle chat si scambiano consigli su quali farmaci usare e come acquistarli in forma «inodore e insapore» per non insospettire le vittime.

Un fenomeno sommerso

Le storie di Valentina e delle altre vittime citate dall’inchiesta mostrano quanto sia difficile far emergere questo crimine. Come confermato alla CNN dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i dati su questi abusi sono «scarsi per definizione».

Il fenomeno è fortemente sottostimato a livello globale. Infatti, la mancanza di memoria durante l’aggressione, unita al senso di colpa o alla vergogna, impedisce a moltissime donne di denunciare.

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