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L’economia russa verso il «crollo a due cifre»: l’allarme dell’accademico Nigmatulin (che evita di citare Putin e l’Ucraina)

17 Aprile 2026 - 13:44 David Puente
Un monito senza precedenti lanciato durante il Forum Economico di Mosca, delineando i contorni di un dissenso interno

L’intervento dell’accademico Robert Nigmatulin al Forum Economico di Mosca ha scosso la propaganda ufficiale. Bisogna dirlo: non è la critica di un analista occidentale, ma l’analisi impietosa di uno scienziato russo e membro del Presidium dell’Accademia delle Scienze (RAS) che descrive un Paese sull’orlo di un crollo a due cifre. Il suo discorso, diventato rapidamente virale soprattutto negli ambienti antagonisti al Cremlino, delinea una Russia strutturalmente fragile. Un duro colpo che però compie un equilibrismo politico studiato, denunciando il disastro senza mai puntare il dito contro Vladimir Putin e la guerra in Ucraina.

La radiografia di Nigmatulin

Nigmatulin ha smontato l’illusione della resilienza russa, parlando di un declino sistemico ignorato con indifferenza da trent’anni. I dati presentati dall’accademico fotografano una crisi di sistema che parte dai redditi pro capite, ormai tra i più bassi d’Europa e inferiori persino alle zone povere della Cina, in un contesto dove il Paese perde circa 600mila abitanti ogni anno.

Secondo quanto dichiarato pubblicamente dall’accademico, la stagnazione è evidente: negli ultimi dieci anni il PIL è cresciuto mediamente solo dell’1,5%, mentre i prezzi al consumo sono schizzati del 77%. Anche il tessuto produttivo appare compromesso, con i lavoratori del settore metalmeccanico crollati da 4 milioni a 440mila dal 1999 a oggi.

Mentre il numero di scienziati diminuisce drasticamente, fermandosi a 54 ogni 10.000 abitanti, il Paese si è riempito di corrieri e guardie di sicurezza, che hanno raggiunto l’impressionante quota di 1,5 milioni.

Nonostante l’accademico non abbia citato esplicitamente il conflitto in Ucraina, l’ombra della guerra domina il dibattito. Nigmatulin avverte che la stabilità del sistema è appesa a un filo e che la popolazione prenderà coscienza della reale gravità della situazione solo quando inizierà a sentirla «nelle proprie tasche». In quel momento, secondo l’accademico, il popolo inizierà a innervosirsi, aprendo scenari estremamente pericolosi per la tenuta e la stabilità della Russia.

I colpevoli (senza citare Putin come tale)

Per misurare l’efficienza economica, l’accademico ha ideato un indice che incrocia crescita del PIL, investimenti e dispersione dei fondi dovuta all’inflazione. Il risultato è paradossale: su 50 nazioni analizzate, i parametri russi sono risultati così critici da finire letteralmente fuori scala, idealmente al 51° posto. Il punto di maggiore tensione, vista la situazione, risiede nell’identificazione dei responsabili del disastro. Qui entra in gioco un raffinato equilibrismo politico.

Nigmatulin ha denunciato apertamente che nessun decreto presidenziale in ambito economico dal 2012 è stato mai attuato e ha definito «inadeguata» l’attuale classe dirigente, chiedendone la rimozione immediata. Tuttavia, ha evitato accuratamente di colpire il vertice, suggerendo che sia necessario «convincerlo» a cambiare i suoi ministri, nella speranza che la sua autorità non vacilli.

Una posizione di estrema tutela, probabilmente per evitare problemi con il Cremlino. Tuttavia, risulta evidente come sia proprio il Presidente, da un quarto di secolo, a scegliere e gestire quegli stessi vertici oggi messi sotto accusa.

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