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Medio Oriente, torna l’incubo energetico: Europa verso la stagnazione, l’Olanda corre ai ripari e attiva il piano di crisi

20 Aprile 2026 - 11:42 Cecilia Dardana
centrale elettrica
centrale elettrica
L’escalation bellica scatena un nuovo shock dell’offerta che affossa la crescita dell’Eurozona (ferma all’1,1%). Mentre i Paesi Bassi valutano il ritorno delle domeniche a piedi e riducono i limiti di velocità, i governi europei cercano l’equilibrio difficile tra aiuti alle famiglie e tenuta dei conti pubblici

L’Europa è ufficialmente rientrata in emergenza energetica. Il nuovo shock dell’offerta causato dalla guerra in Medio Oriente e dalla chiusura dello stretto di Hormuz, sta già smantellando le speranze di ripresa: secondo un’analisi dell’International Monetary Fund, la crescita dell’Eurozona per il 2026 è ora inchiodata a un 1,1%, mentre l’inflazione torna a mordere i consumi e a paralizzare gli investimenti, aumentando l’incertezza in tutta la regione. La conferma che la situazione sia arrivata a un punto di rottura arriva dai Paesi Bassi, che per la prima volta dalla sua introduzione dopo lo shock della guerra in Ucraina hanno attivato il piano nazionale di crisi energetica.

In cosa consiste il piano olandese

Il Premier olandese Rob Jetten ha fatto scattare la fase uno, vale a dire un innalzamento dei livelli di allerta che mette sotto scacco i settori più energivori come l’agricoltura e i trasporti. Non si tratta solo di burocrazia: se il monitoraggio dei flussi dovesse confermare il peggioramento delle forniture, l’Aja è pronta a rispolverare misure drastiche che evocano i periodi più bui dell’austerità, tra cui limiti di velocità ridotti in autostrada e il ritorno delle domeniche senza auto. Nel frattempo, il governo sta preparando d’urgenza nuovi sgravi fiscali per mitigare l’impennata del prezzo della benzina che minaccia di svuotare le tasche dei cittadini.

La sfida per i governi europei

La sfida per i governi europei, secondo l’IMF, è ora quella di non cadere nella trappola dei sussidi a pioggia. Le lezioni apprese durante i recenti shock energetici dimostrano che gli interventi generalizzati portano un sollievo minimo a fronte di debiti pubblici fuori controllo. Il sostegno fiscale deve essere temporaneo e chirurgico, diretto solo a chi è realmente esposto, mentre l’unica via per una crescita resiliente resta quella delle riforme strutturali per abbattere la dipendenza energetica. Proteggere il presente senza ipotecare il futuro non è più una scelta, ma l’unico percorso credibile per evitare che l’Europa affondi in una stagnazione strutturale dettata dai conflitti altrui.

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