Trump annuncia lo storico colloquio Israele-Libano, ma Aoun gela la Casa Bianca: ecco perché è saltato

Nonostante l’annuncio su Truth del presidente americano Donald Trump su un imminente e storico colloquio telefonico, il presidente libanese Joseph Aoun ha comunicato al Segretario di Stato USA, Marco Rubio, che non parlerà al telefono con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Trump aveva anticipato la conversazione sottolineando come i leader dei due Paesi non si parlassero da 34 anni, con l’obiettivo dichiarato di creare «un po’ di respiro» dopo oltre sei settimane di guerra tra Israele e Hezbollah.
Il veto di Berri e Jumblatt
Secondo quanto ricostruito da Haaretz, il dietrofront di Aoun è maturato sotto pressioni interne. Sebbene inizialmente il presidente avrebbe liberato i propri impegni pomeridiani in vista della chiamata (con il via libera del primo ministro Nawaf Salam), il consiglio decisivo è arrivato dal presidente del parlamento Nabih Berri e dal leader druso Walid Jumblatt. I due, infatti, avrebbero sconsigliato formalmente ad Aoun di procedere.
Pesa, inoltre, un vizio di forma: le autorità libanesi hanno dichiarato di aver appreso dell’iniziativa solo tramite il post di Trump, senza aver ricevuto alcuna comunicazione preventiva ufficiale dai canali della Casa Bianca.
Il quadro diplomatico e militare
La tensione diplomatica arriva dopo i colloqui di pace ospitati martedì a Washington da Marco Rubio, i primi contatti diretti tra i due Paesi da decenni. Un alto funzionario statunitense ha riferito ad Haaretz che Trump accoglierebbe con favore la fine delle ostilità come parte di un accordo di pace generale tra Israele e Libano, precisando però che questo non rientra nei negoziati in corso con l’Iran.
Sul fronte opposto, l’ufficio dell’inviata ONU Jeanine Hennis-Plasschaert ha smentito ogni coinvolgimento nella mediazione per la telefonata.
Nel frattempo, il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, ha dichiarato dal sud del Libano di aver «approvato ulteriori piani» per la guerra contro il Paese e l’Iran, confermando che l’esercito non ha ricevuto ordini di ritirata.
Da Teheran, il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha rivendicato che ogni eventuale cessate il fuoco sarà merito della resistenza di Hezbollah, invitando Washington a superare l’approccio «Israel First».
