«Pure l’Italia di Meloni ci volta le spalle, Netanyahu ci porta al tracollo». Allarme rosso in Israele dopo la rottura dell’accordo di difesa

Viktor Orbán è caduto, Friedrich Merz e ora anche Giorgia Meloni «puniscono» Israele per le sue azioni a Gaza, in Libano e Cisgiordania: «Ormai siamo al collasso diplomatico». È allarme rosso in Israele all’indomani della sospensione da parte dell’Italia del memorandum bilaterale sulla difesa. La reazione del governo di Benjamin Netanyahu ieri è stata immediata e volta a minimizzare la portata della scelta di Roma: quello non rinnovato «non è un accordo di difesa, è un memorandum vecchio di anni che non ha mai avuto reale sostanza. Questo non danneggerà la sicurezza di Israele». Un tentativo di contenere i danni d’immagine soprattutto ad uso interno. Perché gli israeliani, attesi alle urne tra pochi mesi, si rendono conto del rischio reale di perdere uno dopo l’altro l’appoggio anche degli ultimi Paesi europei rimasti vicini allo Stato ebraico: Olanda, Italia, Germania, Ungheria. «Giorgia Meloni è una conservatrice di destra, non una leader di sinistra, la sospensione del memorandum è un altro fallimento imbarazzante del premier e del suo inesistente ministro degli Esteri», ha attaccato il leader dell’opposizione Yair Lapid, facendo subito della scelta dell’Italia un argomento della sua campagna elettorale contro Netanyahu. «Torneremo al governo e Israele sarà di nuovo il Paese che tutti amano», promette Lapid. E anche sulla stampa si fanno largo serissime preoccupazioni.
Processo a Netanyahu sulla stampa israeliana
«Non siamo mai stati in una posizione peggiore di quella di oggi nelle relazioni con l’Europa, ovunque si guardi la situazione è deprimente, con le sole eccezioni forse di Serbia e Repubblica Ceca», osserva in un lungo articolo Itamar Eichner, corrispondente diplomatico di Yediot Ahronot, giornale moderato che contende il primato di diffusione al tabloid di destra Israel Hayom. La disamina di Eichner è spietata, e allarmata. «L’ultima fortezza era l’Ungheria, ed è caduta domenica. Il nuovo primo ministro Peter Magyar ha già detto che esaminerà ogni decisione che riguardi Israele nel merito e non continuerà la politica del suo predecessore Viktor Orban», che in questi anni ha sostenuto sempre e comunque lo Stato ebraico facendo da scudo in Ue alle iniziative di «rivalsa» più aspre, dalle sanzioni alle proposte di sospensione dell’Accordo Ue-Israele. Tra i grandi Paesi Francia e Spagna possono essere considerati «persi» ormai da tempo – coi governi di Pedro Sanchez ed Emmanuel Macron lo scontro è totale. La «vecchia amica» Olanda si è riposizionata mano a mano che si accumulavano vittime e crimini a Gaza, e ora anche Italia e Germania sembrano aver perso la pazienza col governo Netanyahu. «Giorgia Meloni e Friedrich Merz sono i migliori amici di Israele in Europa, eppure stiamo riuscendo a perdere pure loro. Questo governo ci sta causano danni irreversibili nel mondo», è il j’accuse di Yediot Ahronot.
Il caso “L’Espresso” e la preoccupazione per il 2027
In Israele ha avuto molta eco la copertina dell’Espresso pubblicata lo scorso finesettimana, una foto tanto «oscena» da sembrare falso o ritoccata – con un colono/soldato che ringhia contro una donna palestinese, sopra al titolo L’abuso. La foto scattata da Pietro Masturzo era reale, non prodotta con l’AI come si era vociferato, anche se la costruzione della copertina pare solleticare i pregiudizi antisemiti più reconditi. E l’episodio in Israele viene preso come un campanello d’allarme su quel che potrebbe accadere in Italia se tra un anno Meloni dovesse cadere e andare al governo il campo largo guidato dal due Conte-Schlein. «Se la sinistra arriva al potere l’anno prossimo Israele dovrebbe preparasi perfino alla possibilità che l’Italia rompa le relazioni», azzarda Eichner nel suo commento dedicato al «collasso diplomatico» di Israele in Europa. «L’Italia sta cambiando linea, Israele deve svegliarsi», richiama un altro articolo sul sito del quotidiano dedicato alla vicenda. Ultimo appello al governo Netanyahu a smetterla di minimizzare quanto sta accadendo e cambiare strada: «Ci sputano addosso e diciamo che è pioggia…».
Foto di copertina: Il premier israeliano Benjamin Netanyahu alla Knesset (Parlamento israeliano) – Gerusalemme, 2 febbraio 2026 (Ansa/Epa – Abir Sultan)
