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Arrivano i nuovi programmi per i Licei: addio geostoria, entra l’AI, cambiano matematica e filosofia. Ecco le novità

22 Aprile 2026 - 21:32 Alba Romano
Aula scuola generico
Aula scuola generico
Inizia la fase di consultazione con il mondo della scuola. Valditara assicura: «Verranno adottati solo al termine del percorso di ascolto». Dalla geografia alla storia, fino alla lettura: cosa cambia

Arrivano i nuovi programmi per i Licei. E si apre, ora, la fase di consultazione con il mondo della scuola. Per la prima volta le indicazioni saranno inviate anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha assicurato che le adotterà «solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica». Il testo è stato licenziato dalla commissione ministeriale e da oggi offerto alla consultazione pubblica e ai diversi stakeholders. Se l’iter procederà senza intoppi, la riforma entrerà in vigore dal 2027. Ma cosa prevedono i nuovi programmi?

Le novità per i Licei: il ritorno della geografia

Tra le novità più attese dagli addetti ai lavori, la scomparsa della Geostoria. Nel primo biennio, Storia e Geografia, tornano ad essere due discipline distinte, ciascuna con la propria specificità metodologica e, per quest’ultima, con manuali propri. La Storia, invece, estende il proprio arco temporale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici, con una «scansione che dal nucleo euro-occidentale si apre progressivamente ai nuovi scenari globali». Una conferma di un’impostazione che pone al centro l’Italia e l’Occidente. Un approccio che aveva già suscitato diverse critiche in occasione della presentazione delle indicazioni per il primo ciclo, tanto che – precisano dal Mim – «la centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente non è un ripiegamento provinciale: è riconoscimento dell’eredità universale che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno».

Cambia lo studio della matematica

Cambia anche lo studio della matematica. Le nuove indicazioni propogondo un «ripensamento profondo della disciplina come come esperienza intellettuale». Le tecniche restano, ma cessano di essere il fine. «Diventano strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni – ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale». Tre le novità segnalate dal Mim. La prima: l’errore è riconosciuto come parte integrante del lavoro intellettuale, momento fecondo da attraversare con consapevolezza, non stigma da evitare. La seconda: per la prima volta, si fa riferimento al tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. La terza: il quinto anno introduce uno spazio strutturato di approfondimento in cui lo studente connette la matematica alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali.

L’intelligenza artificiale entra nei Licei

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, nelle linee guida del ministero dell’Istruzione si legge: «L’Ai entra nei Licei non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma come territorio critico da governare», osserva il Mim. L’obiettivo è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica – la doxa – e il sapere validato, l’epistéme. «L’Intelligenza artificiale è al tempo stesso oggetto di studio e dispositivo metodologico: gli studenti imparano a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale. L’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza».

Il rilancio della lettura

Ma non è finita qui. I nuovi programmi prevedono il rilancio della lettura come «pratica identitaria». L’obiettivo dell’insegnamento letterario – scrive il Mim – è che gli studenti prendano gusto alla lettura e che da ciò che leggono ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. «La letteratura del passato è presentata come specchio dell’esperienza umana da mettere in relazione con quella ancora acerba degli studenti. Leggere i classici – spiega ancora il ministero – non è un atto di deferenza verso il canone: è un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa, cosa si desidera. E per poter cambiare, crescere, auto-crearsi. La lingua italiana, in questo quadro, è bene culturale da salvaguardare e strumento di accesso alla conoscenza in un contesto plurilingue».

Cambia anche la Filosofia

La Filosofia assume una doppia caratterizzazione. Si fonderanno la dimensione dello studio cronologico e storiografico degli autori e la pratica concreta dei casi da analizzare. «Un approccio – fa notare il Mim – che richiede ai docenti di uscire dalla comodità del commento storiografico per entrare nella dimensione del laboratorio del pensiero, dove l’errore, l’incertezza e il conflitto tra posizioni diverse diventano risorse e non ostacoli». In continuità con la scuola del primo ciclo, i Licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione. «Il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare. La scuola è chiamata a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna. La cura delle relazioni e dell’empatia è presentata come dimensione strutturale del curricolo, non come aggiunta soft alla formazione disciplinare. Una scelta – conclude il ministero – che interpella in modo diretto la professionalità docente e la cultura organizzativa delle scuole».

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