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Il Dl sicurezza diventa legge, approvato alla Camera. L’opposizione canta: «Bella ciao», Salvini: «Mancanza di rispetto» – Video

Il consiglio dei ministri corregge la parte bloccata dal quirinale

Si conclude tra le tensioni e le evocazioni della Resistenza la giornata del voto finale sulla conversione dell’ultimo decreto sicurezza. Il voto finale arriva dopo mezzogiorno, con 162 voti favorevoli, 102 contrari ed un astenuto, ma nei giorni passati le tensioni sono state molte anche perché l’opposizione ha costretto la maggioranza a lunghe sedute parlamentari nelle ultime due sere e stamattina, 24 aprile. Alla ripresa dei lavori di questa mattina, e prima delle dichiarazioni di voto finale, le opposizioni hanno cantando Bella ciao battendo le mani e mostrando la Costituzione.

L’intervento di apertura, di Riccardi Ricciardi del Movimento 5 stelle  è partito augurando «buon 25 aprile» e citando tutti i luoghi della resistenza. Gli interventi dei parlamentari, dell’opposizione come anche della maggioranza, hanno poi girato tutti attorno all’argomento del ricordo della Festa di Liberazione, tra evocazioni della Dc, del Cln e persino un ultimo coro, dell’Inno di Mameli, prima del Sì.

Nessuno dei due cori è piaciuto a Matteo Salvini, che insieme al gruppo della Lega non si è alzato neppure quando Fratelli d’Italia ha intonato l’inno di Mameli, seguito dal resto del parlamento opposizione compresa: «Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano Bella ciao, mi sembra una mancanza di rispetto».

La correzione

Nel pomeriggio, dopo il voto, la convocazione del Cdm chiamato a correggere la nuova, quinta, legge sulla sicurezza nella parte in cui concede agli avvocati che convincono il migrante assistito a rimpatriare, e istruiscono la pratica, un compenso di 615 euro. Nella nuova formulazione l’istruttoria sarà ricompensata anche senza esito positivo del rimpatrio.

Il tema della “pratica completata”

Il nodo più complicato che il consiglio dei ministri ha dovuto sciogliere è quello legato a quale momento della pratica di rimborso darà effettivamente il via al pagamento da parte dello stato di 615 euro a migrante. Non è più il «rimpatrio avvenuto», perché su questo punto è arrivato lo stop del Quirinale, ma la conclusione della pratica che deve quindi comunque aver dato esito positivo.

Come spiega la nota arrivata da palazzo Chigi dopo il via libera, «si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del Ministro dell’interno saranno definiti anche i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso».

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