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Dire a un poliziotto «Lei non sa chi sono io» non è reato

27 Aprile 2026 - 13:51 Alba Romano
lei non sa chi sono io
lei non sa chi sono io
La Cassazione rigetta un ricorso della procura di Gela. Tutta la vicenda che coinvolge un giovane 20enne, fermato a un posto di blocco

«Lei non sa chi sono io, non sa con chi ha a che fare». Ha pronunciato questa frase davanti a un poliziotto durante un controllo a un posto di blocco. Ma il giovane, di 20 anni, accusato di “resistenza a pubblico ufficiale”, è innocente. Il ragazzo avrebbe anche pronunciato la frase «Togliti la divisa e vediamo», ma per la Cassazione sono solo ingiurie volgari. Così la Suprema Corte, riporta Repubblica che ha ricostruito il caso, ha rigettato il ricorso della procura di Gela e ha confermato la sentenza di assoluzione.

Il caso

L’alterco tra il 20enne e la polizia risale al 3 luglio 2024. Durante un controllo il giovane ha anche sgomitato, cercando di fuggire. Quando è stato bloccato, durante la perquisizione, si è agitato talmentee tanto da far cadere a terra alcune monete a terra. Così, da quell’agito controllo, è arrivata l’accusa per il giovane di “resistenza a pubblico ufficiale”. Una ipotesi della procura che, davanti al giudice monocratico e con rito abbreviato, è finita con un’assoluzione. Contro questo esito la procura di Gela ha deciso di fare ricorso. Rigettato. Il ragazzo sì «non è stato collaborativo», ma non ha fatto «atti violenti» contro gli agenti.

(in copertina foto di Max Fleischmann su Unsplash)

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