Iran, la Nobel per la Pace Narges Mohammadi portata d’urgenza in ospedale: «È svenuta due volte in carcere, rischia la vita»

L’attivista iraniana Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi è stata trasferita d’urgenza dal carcere in ospedale dove aver perso conoscenza per due volte nell’arco di poche ore e sarebbe ora a rischio della vita. Crescono i timori per la sua salute e la mobilitazione internazionale per scongiurare il peggio. Mohammadi, 54 anni, è detenuta in Iran per l’ennesima volta da dicembre 2025, dopo essere stata arrestata e in seguito condannata a quasi otto anni di carcere con le accuse di «assembramento e collusione contro la sicurezza nazionale» e «propaganda contro il regime della Repubblica Islamica». Nei mesi scorsi era stata trasferita dal carcere di Mashhad a quello di Zanjan, nel nord-ovest del Paese. Una misura «irregolare», aveva detto il marito dell’attivista Taghi Rahmani in un’intervista a Open a marzo, in cui l’intellettuale aveva anche denunciato che Narges Mohammadi in carcere «è stata picchiata con grande violenza e le sue condizioni fisiche sono molto provate».
Cos’è successo in carcere: la doppia crisi, la corsa in ospedale
A decidere il trasferimento d’urgenza di Narges Mohammadi all’ospedale locale venerdì sarebbero state le stesse autorità carcerarie di Zanjan. Secondo la fondazione che porta il suo nome si sarebbe trattata di una «necessità inevitabile dopo che i medici della prigione hanno determinato che le sue condizioni non potevano essere gestite lì». Nelle ore precedenti si sarebbe infatti verificato un «deterioramento drammatico del suo stato di salute», già messo a dura prova dai problemi cardiaci accusati in passato, dai continui arresti susseguitisi negli anni e dai maltrattamenti che potrebbe aver subito in carcere. Secondo quanto ricostruito dal suo avvocato Mostafa Nili, Mohammadi negli ultimi giorni avrebbe sofferto fluttuazioni estreme della pressione sanguigna, dolore acuto al torace ed episodi ripetuti di estremo malessere. Dopo un calo improvviso di pressione sarebbe svenuta una prima volta. Soccorsa e medicata nell’ambulatorio della prigione, le sarebbe stato proposto di portarla all’ospedale di Zanjan. Lei avrebbe però rifiutato, chiedendo di essere invece mandata in cura dai propri medici che conoscono la sua storia clinica. Poche ore dopo però l’attivista sarebbe svenuta una seconda volta. A quel punto, secondo quanto ricostruito da Nili, un neurologo avrebbe ordinato il ricovero urgente in ospedale, sostenendo che le condizioni neurologiche erano diventate la priorità da trattare sui problemi cardiaci.
L’allarme e le pressioni internazionali: «Rischia la vita»
La Fondazione Narges Mohammadi ha detto che da settimane la famiglia chiedeva per lei assistenza medica appropriata. Il trasferimento nell’ospedale locale di Zanjan viene denunciato come «misura disperata dell’ultim’ora» che potrebbe essere stata presa troppo tardi, dopo 140 giorni di prigione, e «costituisce una minaccia diretta e immediata al suo diritto alla vita». Secondo la Fondazione infatti la commissione medica di Zanjan aveva già raccomandato la sospensione per un mese dell’esecuzione della pena per cure mediche, ma la decisione sarebbe stata rinviata in attesa dell’approvazione delle autorità iraniane. Chi le è vicino chiede ora che l’attivista venga trasferita al più presto all’ospedale Pars di Teheran, dove opera il team medico che da sempre l’ha in cura. Una domanda cui si è unito oggi anche il Comitato per il Premio Nobel. In un messaggio urgente alle autorità iraniane, il Comitato norvegese chiede che Mohammadi sia trasferita immediatamente al suo team medico specializzato a Teheran. «Senza accesso a tali cure, la sua vita rimane in pericolo», sottolinea il presidente del Comitato Jørgen Watne Frydnes. Ricordando che Narges Mohammadi «è in carcere unicamente a causa delle sue attività pacifiche in campo dei diritti umani» e che ora «la sua vita è nelle mani delle autorità iraniane».
