Negoziati di pace, Trump gela l’Iran: «Ci avete preso in giro per anni, ora non riderete più». Lo stallo, le richieste di Israele, l’ombra della Cina

«L’Iran prende in giro gli Stati Uniti, e il resto del mondo, da 47 anni». Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non usa giri di parole su Truth, come d’altronde è solito fare, per commentare l’ennesimo stallo nei negoziati con la Repubblica Islamica. Il tycoon, pronto a imbarcarsi per una missione diplomatica cruciale in Cina, ha avvertito che Teheran «non riderà più». Per il presidente Usa, l’Iran avrebbe agito indisturbato per troppo tempo. Teheran «ha fatto centro quando Barack Obama è diventato presidente. Si è schierato dalla loro parte, scaricando Israele e tutti gli alleati e concedendo all’Iran una nuova, importante e potentissima linfa vitale», ha dichiarato.
L’attacco di Trump
«Centinaia di miliardi di dollari sono stati loro serviti su un piatto d’argento. Ogni banca di Washington DC, della Virginia e del Maryland è stata svuotata. Si trattava di una somma di denaro talmente ingente che, al suo arrivo, i delinquenti iraniani non avevano la minima idea di cosa farne», ha attaccato Trump. «Non avevano mai visto una quantità di denaro simile e non la rivedranno mai più. Avevano finalmente trovato il più grande “fesso” di tutti. È stato un disastro, ma mai quanto “Sleepy Joe” Biden. Da 47 anni gli iraniani ci “tengono a bada”, ridendo del nostro Paese. Non rideranno più», ha concluso il tycoon.
I negoziati
Dopo quarantotto ore di silenzio calcolato, l’Iran ha affidato al mediatore Pakistan la sua replica al piano di pace americano. Teheran, tramite l’agenzia statale Irna, ha sciolto la riserva precisando che l’attuale fase dei colloqui è focalizzata esclusivamente sulla fine delle ostilità e sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Ma il contenuto nel dettaglio resta avvolto nel mistero.
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Il memorandum in 14 punti
La proposta statunitense, presentata mercoledì scorso, si basa su un ambizioso memorandum in 14 punti che prevede un mese di serrati negoziati per giungere a una pace duratura. Ma il percorso è minato da ostacoli storici. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è stato chiaro. «L’Iran non si piegherà mai al nemico», ha detto, aggiungendo però che «se parliamo di avviare colloqui, non significa che ci arrendiamo o ci ritiriamo. Piuttosto puntiamo a realizzare i diritti dell’Iran e a difendere con forza gli interessi nazionali».
La linea rossa di Israele sull’uranio
Ad alimentare la complessità del quadro internazionale sono anche le richieste di Israele. In un’intervista alla Cbs, il premier Benjamin Netanyahu ha infatti ribadito che il dossier atomico non è negoziabile. «La guerra non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, l’uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran. Si interviene e lo si porta via. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati». Posizione che fissa ancora una volta la linea rossa invalicabile per il governo israeliano.
Il mistero della Guida Suprema
Mentre la diplomazia arranca, sul campo la situazione è incandescente. Resta l’incognita su Mojtaba Khamenei dato che la nuova Guida Suprema è scomparsa dalla scena pubblica dopo essere rimasta ferita negli attacchi iniziali che hanno ucciso il padre, Ali Khamenei. I media di Stato, però, hanno riferito di un suo incontro con il generale Ali Abdollahi per impartire «nuove direttive e linee guida per la prosecuzione delle operazioni contro il nemico».
Le tensioni sullo Stretto di Hormuz
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz è tuttora un campo di battaglia. Mentre il Qatar segnala il colpo di un drone contro una nave mercantile, il Centcom americano continua a stringere la morsa con oltre 20 navi da guerra. Il bilancio del blocco navale è pesante con 61 navi commerciali respinte e 4 immobilizzate per garantire il rispetto delle sanzioni. E ora la tensione si è estesa anche a Parigi e Londra. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha minacciato una «risposta decisa e immediata» contro il cacciatorpediniere Hms Dragon e la portaerei Charles de Gaulle, mandati da Gran Bretagna e Francia. «Ricordiamo loro che sia in tempo di guerra sia di pace, solo la Repubblica Islamica può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a alcun Paese di interferire in tali questioni», ha avvertito Teheran.
Il «pressing» di Trump su Xi Jinping
Parole che hanno costretto Emmanuel Macron a una cauta frenata, precisando che l’iniziativa franco-britannica mira a riaprire il traffico marittimo solo in coordinamento con Teheran e «non appena le condizioni lo permetteranno». Ora la palla passa a Pechino. Secondo quanto riferisce un alto funzionario dell’amministrazione Trump, il presidente americano farà pressione sul presidente cinese Xi Jinping per la questione iraniana nel suo viaggio in Cina.

