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Giuli a colloquio con Meloni per un’ora a Palazzo Chigi. L’appuntamento chiesto dal ministro. Chigi: «Le polemiche? Normale dialettica»

11 Maggio 2026 - 17:52 Stefania Carboni
giuli meloni
giuli meloni
L'incontro dopo che il titolare del Mic ha deciso di cambiare i vertici del proprio staff. Domani volerà a Bruxelles: con lo spinoso dossier della Biennale sul tavolo
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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha chiesto e ottenuto un incontro a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni. Il punto con la presidente del Consiglio è durato circa un’ora. Giuli è arrivato attorno alle 15.15 nella sede del governo, pochi minuti prima di Meloni. La mossa arriva dopo la decisione di Giuli di cambiare i vertici del proprio staff, con i decreti di revoca per Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. Più tardi, per chiarire la natura dell’incontro, è uscita una nota di Palazzo Chigi, dove la premier ribadisce il suo sostegno a Giuli. E dove Giuli tutto sembra fuorché «ribelle».

La nota di Chigi: «Le polemiche emerse nelle ultime settimane? Normale dialettica politica»

Negli ultimi giorni si sono susseguite voci e ricostruzioni giornalistiche volte a mettere in discussione la credibilità dell’operato dell’Esecutivo – recita Palazzo Chigi – facendo leva su presunte divergenze di opinione tra il Ministro Giuli, il Presidente del Consiglio e altri esponenti del Governo, ricostruzioni prive di fondamento. Nel corso dell’incontro, il Ministro Giuli ha espresso la propria gratitudine nei confronti del Presidente del Consiglio, confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di Governo. L’incontro ha consentito di approfondire i principali dossier di competenza di un dicastero strategico per il Paese, nonché di analizzare gli sviluppi del contesto nazionale e internazionale che incidono sul settore di riferimento. Il Ministro ha inoltre illustrato le attività svolte e la programmazione in corso. Da parte del Presidente del Consiglio è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’azione di un Ministero centrale per l’Italia. È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il Capo del Governo e il Ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale.

Giuli e il nodo di Bruxelles con il caso Biennale sul tavolo

Giuli tra l’altro è atteso domani a Bruxelles, dove si terrà la riunione dei ministri Ue della Cultura. Sul tavolo ci sarà anche la questione Biennale di Venezia, dopo che l’Unione europea ha condannato a più riprese la riapertura del Padiglione della Russia, chiedendo chiarimento e sollevando una possibile violazione delle sanzioni nei confronti di Mosca, con conseguente taglio di 2 milioni di fondi all’istituzione culturale. Una situazione, quella di Venezia, esplosiva specialmente per i recenti artriti tra Giuli e il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini.

M5S: «Cosa si sono detti Giuli e Meloni?»

«Durante tutta la giornata di oggi Fratelli d’Italia ha cercato di minimizzare il caos totale che regna al ministero della cultura e la cacciata dello staff di Alessandro Giuli. Ora però scopriamo che lo stesso Giuli sarebbe stato un’ora a Palazzo Chigi. Esattamente a parlare di cosa? Forse Arianna Meloni e gli altri del suo partito credono che siamo tutti stupidi e che non abbiamo capito che c’è una guerra fratricida in corso che vede nel ministero della cultura un Vietnam non più sostenibile, soprattutto dopo 4 anni in cui la loro ‘egemonia’ ha prodotto solo amichettismo, faide e scandali», hanno commentato in una nota i capigruppo M5S in commissione cultura al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Antonio Caso.

«Arianna Meloni, Lollobrigida, Bignami e gli altri non si rendono conto che sono solo ridicoli nel dire che va tutto bene. Ora, se Alessandro Giuli avesse la schiena dritta gli chiederemmo di venire a riferire anche in Parlamento quello che ha detto a Palazzo Chigi e in generale i dettagli di tutto quello che sta avvenendo, delle interferenze di Fazzolari, del caos sulla Biennale e a farci capire una volta per tutte se da ministro della cultura risponde all’Italia o a Fratelli d’Italia. Ma sarebbe inutile, questi non si schiodano da Colle Oppio e i loro dissidi interni pensano di poterseli sbrogliare da soli senza capire che hanno ruoli pubblici e che rispondono di quello che fanno davanti alla Nazione», hanno concluso i 5 stelle.