Il presidente della Finlandia dice che l’Europa deve tornare a parlare con Putin

Alexander Stubb, presidente della Finlandia, dice che l’Europa deve tornare a parlare con Vladimir Putin in un’intervista al Corriere della Sera: «In Ucraina ci sono tre scenari possibili: la guerra continua; si fa una tregua e poi un accordo di pace; una delle due parti collassa, probabilmente la Russia. Credo che l’ipotesi di una pace non sia sul tavolo almeno per quest’anno. Se la politica americana nei confronti di Russia e Ucraina non è nell’interesse dell’Europa, come mi pare il caso, allora dobbiamo impegnarci direttamente. Sì, è tempo di iniziare a parlare con la Russia».
La Finlandia e la Russia
Ma Stubb non si nasconde le difficoltà: «Quando questo avverrà non lo so. Abbiamo discusso con i leader europei su chi stabilirà il contatto, non lo sappiamo ancora. La cosa più importante è che tutto deve essere coordinato fra noi, soprattutto tra gli E5 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia) con i nordici e i baltici, che sono sul confine. Se poi sarà un inviato speciale o un gruppo di leader, lo vedremo».
Secondo il presidente «dobbiamo calmarci e abbassare la temperatura. Molta politica estera in questa fase viene fatta in pubblico, sui social media, mentre a volte è meglio discutere i temi più difficili in modo riservato e poi comunicarli in modo strategico. La deterrenza è fatta di due cose: capacità e comunicazione. Il paradosso è che al momento facciamo la cosa giusta sulla prima, compreso l’aumento delle spese militari, ma quella sbagliata sul piano della comunicazione. Non sono particolarmente preoccupato dall’eventuale ritiro di 5 mila dei 37 mila soldati americani stanziati in Germania. Gli Stati Uniti non si ritireranno dall’Europa».
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Gli Usa non si ritireranno dall’Europa
Stubb ne è sicuro «perché se vogliono proiettare il loro potere in regioni come Medio Oriente, Asia, Africa, devono avere solide basi qui. Le truppe americane non sono in Europa per proteggerci, ma per consentire agli Usa di essere potenza globale. Ma non c’è dubbio che l’Europa debba assumersi più responsabilità. La Finlandia è nella Nato da tre anni e la nostra postura difensiva è da sempre stata strutturata per difenderci dalla Russia da soli. La mia risposta è: se possiamo difenderci noi da soli, può farlo anche la Nato».
Anche se, argomenta, «se si vuole una divisione del lavoro, ogni Paese è responsabile per la propria difesa, la Nato per quella collettiva — l’articolo 5 per intenderci — e l’Unione europea è responsabile del finanziamento e di rendere possibile che i Paesi europei della Nato rafforzino le loro capacità. Dal vertice di Ankara usciranno un rinnovato impegno ad arrivare al 5% di spese per la difesa e una Nato più europea e più forte».

