Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoGoverno MeloniHantavirusJannik Sinner
ESTERIGermaniaInchiesteTruffe

Milka assottiglia di un millimetro le barrette di cioccolato ma il prezzo sale: per il tribunale di Brema è “shrinkflation”

13 Maggio 2026 - 17:00 Roberta Brodini
milka cioccolata shrinkflation
milka cioccolata shrinkflation
Stessa confezione, ma a un prezzo più alto e con una minore quantità di prodotto al suo interno: così la cioccolata Milka Alpine Milk si è guadagnata il titolo di prodotto ingannevole e una causa in tribunale
Google Preferred Site

Milka finisce sotto accusa per le sue barrette “dimagrite”. Il Tribunale regionale di Brema ha condannato il produttore Mondelēz per shrinkflation, stabilendo che i consumatori non possono essere tratti in inganno da confezioni identiche che nascondono una riduzione del peso del 10 per cento. La causa, nata dalla denuncia dell’ufficio tutela consumatori di Amburgo, evidenzia un aumento di prezzo occulto di oltre il 48 per cento.

Stesso imballaggio, ma il 10% di prodotto in meno

Sin dallo scorso 2025, i consumatori avevano cominciato a riscontrare dei cambiamenti nelle tavolette messe in commercio da Milka, azienda storica nel settore della produzione di cioccolata. Così le sue barrette Milka Alpine Milk, da un giorno con l’altro, si erano assottigliate di un millimetro sugli scaffali dei supermercati. Si trattava però di tutto fuorché di una variazione di poco conto, dal momento che quel millimetro mancante portava via con sé il 10% del prodotto. Ciò che l’imballaggio – del tutto identico a prima – nascondeva, era il passaggio del peso della barretta da 100 g a 90 g. Il paradosso, inoltre, ha voluto che il costo della barrette sia aumentato, passando da 1,49 € a 1,99 €, con un aumento di prezzo di oltre il 48 per cento.

Peso ridotto, confezione e design identici

Il sito del VZHH riporta come «la nuova quantità nominale è stampata in caratteri minuscoli sulla parte anteriore della confezione, ma questa informazione è spesso nascosta dalle alette delle scatole sugli scaffali dei supermercati». Non esisterebbero quindi variazioni significative nel design del pacchetto, che possano anche solo portare il consumatore a dubitare che possa trattarsi di un prodotto diverso da quello che era solito acquistare. Inoltre, il nuovo peso verrebbe menzionato in piccolo, sulla parte anteriore del pacchetto, che risulta spesso nascosta negli espositori e coperta da linguette.

L’accusa di “imballaggio ingannevole relativo”

Così oggi il tribunale regionale di Brema, dopo tre settimane, ha dato ragione alla causa promossa dall’ufficio per la tutela dei consumatori di Amburgo, sostenendo come il produttore Mondelēz avesse ingannato i consumatori riducendo il peso della barretta “Alpenmilch” da 100 g a 90 g. La sentenza riporta come sia necessario che il produttore apponga un «avviso chiaro, comprensibile e facilmente percepibile sulla confezione». A motivare la decisione, sarebbe infatti l’accusa secondo cui Mondelēz avrebbe cercato di trarre vantaggio dal fatto che «la familiarità della confezione ha oscurato l’effettiva modifica del contenuto». Il tutto, tenendo conto del fatto che «non ci si può aspettare che i consumatori esaminino meticolosamente l’intera confezione di prodotti familiari al fine di scoprire aumenti di prezzo occulti da parte dei produttori».

Le modifiche proposte per il futuro

Per quanto il verdetto non sia ancora legalmente vincolante, in quanto la società ha un mese di tempo per presentare ricorso, l’ufficio di tutela dei consumatori ha fatto sapere che la sentenza contro Mondelēz «rafforza i diritti dei consumatori in merito agli aumenti di prezzo occulti». VZHH propone quindi che ogni variazione rispetto al contenuto dei prodotti sia segnalata con etichetta di avvertimento ben visibili per almeno 6 mesi dalla loro introduzione sul mercato. Inoltre, sarebbe essenziale imporre alle aziende una riduzione proporzionale della dimensione dell’imballaggio, che renda visibile ed evidente la modifica alla sua quantità.

Il fenomeno sempre più diffuso della “shrinkflation”

Eppure Milka non è stata certamente la prima ad attuare modifiche così subdole, definite anche come un fenomeno di “shrinkflation”, ovvero una riduzione delle quantità di prodotto contenute in una confezione. In Italia il ministero delle Imprese e del Made in Italy si è attivato contro questo fenomeno e ha notificato alla Commissione Ue il progetto di decreto legislativo contro la shrinkflation.

Milka Alpine Milk Chocolate e il premio “Confezione più ingannevole dell’anno 2025”

Il premio “Confezione più ingannevole dell’anno” esiste da dodici anni, ed è legato a una lista redatta e aggiornata regolarmente che contiene dati sugli aumenti occulti di prezzo dei prodotti nei supermercati. Solo lo scorso anno, nella al suo interno erano stati introdotti i nomi di ben 77 nuovi prodotti: una cifra record rispetto al passato. Inoltre, mai come nel 2025, i consumatori erano stati così d’accordo nell’eleggere un vincitore. Due terzi dei voti espressi, corrispondenti al 66,7% dei votanti, su un totale di 34.731 preferenze, hanno infatti scelto Milka e il suo produttore, Mondelēz Deutschland GmbH, come vincitori dell’anno. L’ufficio ha fatto inoltre sapere come la Germania sia in ritardo nella lotta contro la shrinkflation. Diversi altri Paesi, come Austria e Francia, hanno già adottato normative vincolanti per contrastare gli aumenti di prezzo occulti. 

Il caso di Ritter Sport

Diverso ma sempre giudicato ingannevole sarebbe invece il caso citato dalla BBC, che vede protagonista un altro colosso della cioccolata: Ritter Sport. Il produttore avrebbe infatti recentemente modificato il peso di alcuni suoi gusti, passando persino da 100g a ben 75 in 3 delle sue varietà. Il prodotto con minore quantità è stato commercializzato con campagne che lo descrivono come appartenente a una nuova gamma di prodotti. Ritter Sport avrebbe dichiarato che la modifica sia stata introdotta per andare incontro alle esigenze dei consumatori, che preferiscono barrette più piccole. Ciò che invece viene criticato è il fatto che il costo dei nuovi prodotti, contenenti 75 g di cioccolata, sia lo stesso di quelli che ne contengono 100. A giustificare questa scelta economica, secondo il quotidiano inglese Which?, sarebbe l’inflazione dei prezzi del cioccolato, particolarmente elevata nell’anno terminato ad agosto 2025, con un aumento del 14,6 per cento.

Foto copertina: ANSA ©SASCHA STEINBACH

leggi anche