La storia dell’azienda italiana che ha portato nello spazio l’elmo del Mandaloriano di Star Wars
Dal 30 marzo, a 500 chilometri di altitudine nell’orbita terrestre, viaggia a migliaia di chilometri orari una riproduzione in scala dell’iconico elmo del Mandaloriano, il protagonista dello spin-off di Star Wars in uscita nelle sale il 20 maggio The Mandalorian and Grogu. A portare nello spazio questo tributo alla Galassia Lontana Lontana è stata la italiana D-Orbit, un’azienda di Fino Mornasco (con sedi anche in Colorado, Londra e Lisbona) che si occupa di logistica nello spazio.
L’alluminio aerospaziale e il viaggio verso lo spazio
La riproduzione dell’elmo del Mandaloriano è stata ricavata dal pieno, un meccanismo che trasforma un blocco solido di alluminio per l’aerospazio (una lega leggerissima e resistente) nella forma desiderata. Poi è stata decorata «non con semplice vernice, che poi nello spazio evapora e fa casino, ma con un prodotto apposito» ha detto Lorenzo Ferrario co fondatore di D-Orbit. Poi è stato montato su un supporto che, alla giusta angolazione, ha permesso a una telecamera costruita su misura dall’azienda di riprenderlo avendo come sfondo la Terra. Per arrivare nello spazio, la riproduzione del casco del Mandaloriano ha dovuto attraversare tutti i test che ogni oggetto destinato all’orbita deve superare, tra cui la resistenza al vuoto, alle temperature estreme e alle vibrazioni. Poi ha chiesto un passaggio a un razzo Falcon 9 della SpaceX che lo scorso 30 marzo, dalla base di Vandenberg in California, lo ha messo in orbita.
Il veicolo ION: l’astronave del Mandaloriano
Organizzare un’intera missione spaziale solo per promuovere un film sarebbe un progetto al di fuori delle disponibilità finanziarie anche di un colosso come Disney, che possiede l’universo di Star Wars dal 2012. Per fortuna c’è il veicolo ION, il prodotto più consolidato di D-Orbit. «ION è un satellite grande come una lavatrice e serve a trasportare satelliti più piccoli e strumenti dei clienti che lo usano come fosse un camion delle consegne» spiega Ferrario. «Noi lanciamo un ION ogni 3 mesi circa e i clienti possono prenotare un po’ di spazio sul nostro veicolo. Alcuni hanno semplicemente bisogno di restare in orbita per un paio d’anni (il periodo medio di vita di un ION) insieme al nostro veicolo, altri hanno bisogno di mettere i loro satelliti in orbite specifiche che i grandi lanciatori, come SpaceX, non raggiungono direttamente».
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Un Falcon 9, per esempio, trasporta intorno alle 8 tonnellate, ION pesa circa 300 chili e i carichi dei clienti di D-Orbit sono tra i 10 e i 50 ciascuno. D-Orbit fa proprio questo: logistica nello spazio, specializzandosi in quello che l’industria chiama “Last Mile Delivery”, ovvero l’ultimissima tratta della consegna. Sulla Terra è quello che fanno i corrieri del grande e-commerce (la distanza dal centro di smistamento all’abitazione), nello spazio è portare il carico dall’orbita a cui arriva il grande razzo fino a quella esatta richiesta dal cliente.
Da Startup a Terzo polo Europeo
D-Orbit è nata nel 2011 come startup dall’idea di 4 neolaureati. Oggi ha organico più di 600 dipendenti (in gergo chiamati “deorbitini”) ed è il terzo operatore satellitare più grande d’Europa. Per celebrare la collaborazione con Disney per il lancio dell’elmo del Mandaloriano, l’azienda ha organizzato una visita della sua sede di Fino Mornasco, in provincia di Como, dove i satelliti vengono assemblati dall’elettronica (tutta fatta in casa) fino alle strutture in alluminio per l’aerospazio e la fibra di carbonio.
Tutto avviene nelle clean room, stanze in cui non sono ammessi detriti, capelli o pulviscolo perché «contengono cose molto, ma molto costose e un singolo granello di polvere può accorciare sensibilmente la vita in orbita di un componente» spiega Ferrario. Tra circuiti, pannelli solari, taniche per la propulsione e telai in fibra di carbonio, ION continua a essere il motore dell’azienda: «Per quest’anno voleranno i MK2 V5 (quindi la quinta versione del secondo modello ndr), ma stiamo già testando e portando in orbita i componenti dell’MK3 che andrà nello spazio a partire dal 2029».
Al contrario di grossi “trasportatori spaziali” come Airbus o Boeing che non possiedono ciò che trasportano, D-Orbit può usare i suoi satelliti come banchi di prova per le sue tecnologie future, un vantaggio che le permette di innovare rapidamente. Alcuni elementi del design di ION, però, potrebbero non avere solo una funzione tecnica: «Visto dall’alto sembra un tie fighter (le astronavi dell’impero Galattico di Star Wars) e potrebbe non essere un caso».
Il futuro di D-Orbit
D-Orbit è un’azienda in crescita e ha bisogno di spazio. Dopo aver riempito la sua sede attuale e l’edificio a fianco, Ferrario ha chiamato ComoNext, un parco scientifico e tecnologico con sede a Lomazzo attivo dal 2010, e gli ha detto «ti prendo tutto lo spazio che hai a disposizione». I due progetti di punta che stanno riempiendo scrivanie e postazioni nelle clean room sono Nox, «il nostro progetto SAR (Synthetic Aperture Radar) che farà rilevazioni precise al millimetro per il governo italiano e un satellite dotato di due braccia a sette snodi, come quelle umane, per riparare i grossi satelliti delle aziende di comunicazione che lavorano più lontani». Il primo è di derivazione ION ed è sulla buona strada per raggiungere l’orbita, il secondo è nelle fasi precedenti dello sviluppo e le sue tecnologie di base stanno facendo i rigorosissimi test necessari a sopravvivere a lungo nello spazio.
Una delle difficoltà maggiori incontrate dall’azienda, però, è trovare posto nei prossimi lanci spaziali. «L’elmo del Mandaloriano era su ION 19, ma il lancio è stato rimandato più volte» spiega Ferrario. «Ora stiamo prenotando spazio nei lanci del 2028 e del 2029» perché l’unico provider affidabile è la SpaceX di Elon Musk. Nuovi player, anche europei, si stanno affacciando sulla scena: «Guardo con interesse alla tedesca Isar Aerospace, alla spagnola Pld Space e alla francese MaiaSpace, una costola interna di Airbus che si è staccata da poco per quanto è difficile innovare in questo settore».

