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Il paradosso delle figlie di Gucci, costrette a dare un vitalizio di 3,9 milioni alla madre Patrizia Reggiani. «Chi ha ordinato l’omicidio ha ricevuto denaro, chi ha perso il padre ha dovuto pagare»

23 Maggio 2026 - 17:38 Stefania Carboni
allegra gucci
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Lo sfogo, in una nota, di Allegra Gucci una delle eredi di Maurizio, ucciso nel 95 sotto mandato della loro madre e moglie Patrizia Reggiani. La lunga battaglia legale, fino alla Cedu
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Secondo Allegra Gucci, l’intesa raggiunta tre anni fa con la madre Patrizia Reggiani non rappresentò una scelta volontaria, ma una sorta di «riscatto» imposto da una vicenda giudiziaria definita profondamente ingiusta. Con una lunga nota diffusa dopo la pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo sul ricorso presentato insieme alla sorella Alessandra contro l’Italia, Allegra ha espresso rabbia, delusione e senso di abbandono.

La vicenda riguarda il vitalizio che le due figlie di Maurizio Gucci, ucciso nel 1995, erano obbligate a corrispondere alla madre, nonostante fosse stata condannata come mandante dell’omicidio. In quanto eredi del padre, il debito era infatti ricaduto su di loro. Negli anni, la cifra aveva raggiunto circa 43 milioni di euro, fino all’accordo conclusivo da 3,9 milioni.

«Chi ha ordinato l’omicidio ha ricevuto denaro, chi ha perso il padre ha dovuto pagare», sintetizza sui social Allegra Gucci. La trattativa con Reggiani, spiega, si sarebbe svolta sotto la costante minaccia di azioni esecutive e del possibile pignoramento dei beni familiari, compresa la casa. Per questo motivo, quell’accordo viene descritto non come una soluzione condivisa, ma come una resa obbligata di fronte a una decisione giudiziaria ritenuta assurda.

Perché da 43 milioni di euro si è passati a restituire “solo” 3,9 milioni

La riduzione della somma richiesta sarebbe stata possibile grazie alla compensazione con il danno subito dalle due sorelle per la perdita del padre. Ma, sottolinea Allegra, dietro quei 3,9 milioni ci sono decenni di battaglie legali, udienze, spese sostenute tra Italia e Svizzera. Per rendere l’idea della loro condizione, Allegra Gucci usa anche un paragone forte: quello di una persona costretta a pagare un riscatto e che, una volta ottenuta la libertà, si sente dire dai tribunali che ormai non c’è più nulla da discutere. In sostanza così la Cedu avrebbe trattato il loro caso.

La domanda: è legittimo obbligare gli eredi di una vittima per omicidio a versare denaro al mandante di quel delitto?

Nella nota viene ricordato anche che lei e la sorella accettarono l’eredità del padre quando avevano 14 e 19 anni e che, secondo la normativa svizzera allora vigente, erano ancora minorenni. Inoltre, l’inventario notarile dell’eredità non riportava il vitalizio tra i debiti da sostenere. Per Allegra e Alessandra Gucci la vicenda, quindi, resta aperta. A loro giudizio, la Corte europea ha evitato di affrontare il punto centrale: stabilire se sia legittimo obbligare gli eredi di una vittima di omicidio a versare denaro alla persona condannata per quel delitto. «Il silenzio, in diritto come nella vita, non è neutralità: è abbandono», conclude nella sua nota Allegra Gucci.

(In copertina le figlie di Maurizio Gucci, Alessandra (sx) e Allegra, durante l’udienza in aula bunker di Mestre ANDREA MEROLA/ANSA/RED)

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