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Putin cancella i debiti a chi va in guerra: la nuova strategia per reclutare soldati contro l’Ucraina

27 Maggio 2026 - 14:26 Roberta Brodini
Putin cancella i debiti dei soldati
Putin cancella i debiti dei soldati
A più di quattro anni di distanza dall'inizio del conflitto in Ucraina, continuano a moltiplicarsi le iniziative e gli incentivi del Cremlino per il reclutamento di soldati da mandare al fronte. Ultima in ordine di tempo, una legge che cancella i debiti dei soldati e delle loro famiglie fino a 140mila dollari
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Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato lunedì una legge che cancella i debiti a carico di futuri soldati e delle loro famiglie per un valore complessivo di 10 milioni di rubli (140mila dollari). Così il Cremlino continua la sua corsa alla ricerca di soldati, dribblando la più invisa delle soluzioni: la leva obbligatoria. Oltre ai debiti cancellati, continuano le offerte di lavoro che nascondono la trappola del fronte in Ucraina e la spedizione sul campo di carcerati.

La modifica alla legge federale

Si tratta di una modifica all’articolo 21 della legge federale sulle “Modalità di adempimento degli obblighi derivanti da contratti di credito (contratti di prestito) da parte di persone chiamate al servizio militare”. Interesserebbe gli uomini che partecipano alla mobilitazione nelle Forze Armate della Federazione Russa all’interno di operazioni militari speciali, ma anche i membri delle loro famiglie, e prevede la cancellazione di debiti pendenti fino a un tetto di 140mila dollari. La legge si applica a qualsiasi cittadino russo che firmi un contratto di almeno un anno con l’esercito per prestare servizio in Ucraina dopo il 1° maggio 2026. Come molte altre agevolazioni, non interesserebbe solo le nuove reclute, ma anche le loro famiglie.

modifica all'articolo 21 della legge federale
Il testo della modifica all’articolo 21 della legge federale firmata lunedì da Putin

Lo spettro della mobilitazione totale

Putin aveva compreso, sin dal 2022, come il pugno di ferro potesse funzionare solo fino a un certo punto con il popolo russo: impensabile imporre una leva obbligatoria su scala nazionale senza risvegliare un fortissimo malcontento tra la popolazione. Aveva fatto scuola la “mobilitazione parziale” del settembre 2022, quando erano stati reclutati circa 300.000 riservisti in seguito alla riuscita controffensiva ucraina. In pochi giorni, migliaia di uomini russi in età di leva, o perlomeno quelli che ne avevano le possibilità economiche, avevano abbandonato immediatamente il Paese, diretti in Asia centrale, Serbia ed Emirati, mentre in alcune zone, come nella repubblica del Daghestan, erano scoppiate asprissime proteste.

Bonus di benvenuto

Sono da tempo diffusi bonus di benvenuto che incentivano i giovani russi ad arruolarsi: il minimo federale è di 400.000 rubli (4.500 dollari), ma molte regioni, dopo aver ridotto i compensi a fine 2025, avrebbero deciso di rialzarli nel corso del 2026. Come riferisce The Moskow Times, si trattava delle repubbliche del Tatarstan, della Ciuvascia e di Mari El, insieme alle regioni di Samara e Orenburg, che dopo aver diminuito i compensi per ragioni di bilancio regionale, erano arrivate persino a quadruplicarli: la Ciuvascia, per esempio, lo aveva portato a 2,1 milioni di rubli (26.800 dollari). La somma si andava a sommare al bonus federale di 400.000 rubli, arrivando a fornire un compenso totale di 2,5 milioni di rubli (30.200 dollari). Del resto, Putin aveva disposto sin dal 2024 che l’esercito arrivasse a contare 1,5 milioni di soldati attivi entro il 2026, dopo aver reclutato 417.000 soldati a contratto nel 2025.

Gli ex (ma non solo) galeotti reclutati come soldati

Diversi giornali russi indipendenti denunciano come le carceri russe non siano mai state così vuote: sarebbe infatti molto comune la pratica di spedire al fronte i galeotti, in alternativa alla condanna che stanno scontando.

Tra questi, come riportano Meduza e il giornale Fontanka, ci sarebbe anche il “maniaco di Sosnovsky”, Andrei Kiiko, un uomo che negli anni 2000 si era reso protagonista di una serie di aggressioni sessuali contro donne nel parco Sosnovsky di San Pietroburgo. Nel 2008 era stato riconosciuto colpevole di due omicidi, di otto capi d’accusa per violenza sessuale e di undici capi d’accusa per rapina. Condannato a 23 anni, aveva visto la sua pena salire a 25 quando nel 2023 gli era stato attribuito un terzo delitto. Sembra che la firma di un contratto con il ministero della Difesa per arruolarsi fosse arrivata a metà del 2024, a 7 anni dalla fine della pena. Dopo circa 6 mesi fu però ferito sul campo e ricoverato per poi essere trasferito per la riabilitazione in un ospedale di Kronstadt. Pochi mesi dopo sarebbe evaso, senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Come lui, dal 2022 diversi altri serial killer erano stati mandati a combattere, anche se molti di loro sono morti sul campo di battaglia.

I ricatti per arruolarsi e le finte offerte di lavoro

Secondo il quotidiano indipendente Meduza, oltre agli incentivi pubblici statali, sarebbero molto diffuse forme di inganno o coercizione all’arruolamento: «Il reclutamento sul posto di lavoro, sotto la minaccia del licenziamento, è diventato più comune». Nel centro del mirino nell’inchiesta figurano procedure di reclutamento mascherate da annunci per lavori “civili” che offrono posizioni aperte per autisti, guardie giurate, operai edili o lavoratori “dietro le linee” nei “nuovi territori”, con l’offerta di stipendi e benefit elevati. Inoltre, sarebbero diffuse email che offrono ingannevolmente servizi alternativi sotto contratto, ma anche offerte a studenti per ruoli come operatori di droni presso università e persino scuole.

Tutte queste offerte, secondo Meduza, sarebbero illecite e, anche se accettate, non potrebbero comportare un vero obbligo di spedizione su teatro di guerra, come previsto dalla legge federale “Sul dovere e il servizio militare”. Moltissime persone non ne sarebbero consapevoli. Inoltre, continuerebbe una pressione costante negli uffici di reclutamento militare, con offerte a coscritti e riservisti. Spesso verrebbero promessi loro soldi, un addestramento più breve, “lavori nella loro specializzazione” o la possibilità di evitare l’invio al fronte, poi non veritieri. Molte anche le retate e gli arresti in strada e le intimidazioni nei confronti di stranieri e migranti, che con la minaccia della reclusione o dell’espulsione spingono i diretti interessati ad arruolarsi.

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