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Il selfie del soldato nigeriano e il post razzista della propaganda russa: «Meglio mandare al fronte loro che noi»

19 Maggio 2026 - 13:41 David Puente
Un canale Telegram pro-guerra svela la logica russa: sacrificare i combattenti stranieri e africani in Ucraina
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Il protagonista di questa storia è un uomo nero che ha pubblicato un selfie in uniforme militare russa, diffuso sul canale Telegram russo “Quando i cannoni hanno cantato” che si occupa di guerra e con un discreto seguito. Il commento che accompagna la foto dice, in sintesi: è meglio che a morire in Ucraina siano «i negri, i nordcoreani e i latinos» piuttosto che i russi, perché «di negri ce ne sono tanti». Quell’uomo ha un nome, si chiama Obiorah Okechukwu, viene dalla Nigeria e sui social documenta la sua vita al fronte con le truppe russe. Ma chi ha scritto quel post non si è preoccupato di fornire la sua identità al proprio pubblico, perché gli bastava il colore della sua pelle.

Le parole esatte: cosa ha scritto il canale

Il post è comparso il 17 maggio 2026 sul canale Telegram @cs_association_0, che in russo si chiama “Когда запели пушки” (abbreviato КЗП), traducibile come “Quando i cannoni hanno cantato”.

Non è un canale qualsiasi, ma ci arriviamo tra poco. Prima vale la pena leggere cosa ha scritto nel post incriminato, parola per parola tradotta in italiano.

«Forse adesso sembrerò una persona molto cattiva (sono una brava persona, in realtà), ma secondo me è molto meglio per noi se al posto nostro muoiono i negri, i nordcoreani e i latinos. Che muoiano per soldi meglio loro che noi. Le vite dei russi, degli slavi e degli altri popoli nativi della Federazione Russa vengono preservate, i droni volano verso gli stranieri sotto contratto. Non ho niente contro di loro, ma ho semplicemente chiamato le cose con il loro nome. Nella foto l’ennesimo neocontrattista nelle Forze Armate della FR. Che combatta, non sono contrario. Di negri ce ne sono tanti».

Nel testo del post viene riportato il termine “негры” (negry), comunemente usato per indicare le persone nere in russo. C’è chi ancora oggi lo usa senza percepirlo come un insulto, ma il contesto del post non lascia dubbi e l’admin del canale lo usa dentro una gerarchia etnica esplicita, in cui le persone nere sono considerate sacrificabili al posto dei russi.

L’uomo nella foto ha un nome

Chi è l’uomo del selfie? L’autore del post non lo dice. Non gli interessa. Ma attraverso una ricerca inversa lo abbiamo identificato. La stessa identica immagine, infatti, è pubblicata sulla pagina e sul profilo Facebook di Obiorah Okechukwu, che dichiara di essere originario di Lagos, Nigeria. La corrispondenza è confermata da più foto e video presenti sui suoi profili social, in cui è riconoscibile la stessa persona. La sua pagina Facebook conta circa 190.500 follower.

Okechukwu non si nasconde, anzi. Su diversi social pubblica foto e video che lo ritraggono in combattimento insieme alle truppe russe in Ucraina. Qualunque siano le circostanze che lo hanno portato fin lì, la sua presenza al fronte risulta, di fatto, documentata dai suoi stessi contenuti.

Dall’altra parte, chi ha scritto quel post su Telegram ritiene Okechukwu come «l’ennesimo neocontrattista» nelle forze armate russe, sacrificabile in quanto «Di negri ce ne sono tanti».

I numeri di chi muore al posto dei russi

Quello che l’autore del post presenta come una buona notizia, ovvero “meglio che muoiano gli stranieri”, non è un’opinione isolata in un angolo di Telegram. È la descrizione, cinica ma sincera, di un fenomeno reale e documentato.

Secondo un’indagine del collettivo investigativo Inpact, basata sui dati di All Eyes on Wagner, almeno 1.417 cittadini africani sono stati identificati come reclutati nelle forze armate russe. Di questi, 316 risultano morti. Le nazionalità più colpite sono il Camerun, il Ghana e l’Egitto. La vita media in combattimento è di sei mesi, mentre 51 reclute non hanno superato un mese.

Un’inchiesta pubblicata il 16 maggio 2026 dal quotidiano keniota The Star stima in almeno 27.000 gli stranieri reclutati da oltre 130 Paesi dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022.

Il meccanismo è sempre lo stesso, documentato da fonti diverse e indipendenti tra loro: agenzie di viaggio o intermediari offrono lavoro ben retribuito in Russia, i candidati partono con un visto turistico, all’arrivo viene loro sequestrato il passaporto e vengono indirizzati a centri di reclutamento militare dove firmano contratti redatti esclusivamente in russo. Secondo le testimonianze raccolte dall’IFRI (Istituto francese di relazioni internazionali), molti dei reclutati non sapevano di essere destinati al combattimento.

Le reazioni dei governi africani, per lungo tempo assenti o silenziose, si sono intensificate negli ultimi mesi. Il Kenya ha presentato al parlamento un rapporto dell’intelligence nazionale che parla di oltre mille cittadini reclutati. La Nigeria ha dichiarato che diversi suoi cittadini «sono stati vittime in zone di guerra in Paesi stranieri, dopo essere stati ingannati e costretti a firmare contratti di arruolamento militare». Il Sudafrica ha avviato un’indagine ordinata dal presidente Cyril Ramaphosa, che ha portato anche all’incriminazione di Duduzile Zuma-Sambudla, figlia dell’ex presidente Jacob Zuma, accusata di aver facilitato il reclutamento.

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