Test di paternità postuma, battaglie legali e litigi in tv: così le “non mogli” dei soldati russi si battono per avere gli stessi diritti delle donne sposate

È già noto da tempo come lo Stato russo corrisponda una pensione di reversibilità alle famiglie dei soldati morti nel corso della guerra in Ucraina, mentre è più recente la discussione in parlamento di una legge che estende la fecondazione in vitro gratuita a mogli e vedove di soldati. Molto più discussa è, però, la sorte di quelle compagne e madri – con o senza figli – che non dispongono di alcun titolo, secondo la legge, per godere di una forma di tutela, soprattutto economica, da parte dello Stato.
La pensione di reversibilità
Sul sito governativo Социальный фонд России (“Fondo Sociale della Russia”), sono riportate tutte le indicazioni rispetto alle forme di indennizzo delle quali possono beneficiare i soldati e le loro famiglie. Il sito cita: «La pensione di reversibilità (sia assicurativa che statale) viene concessa a tutti i parenti e familiari aventi diritto di un militare in servizio. Ad esempio, la vedova e i figli, oppure la vedova, i figli e i genitori, o ancora la vedova, i figli, i genitori, i nonni». A un pagamento una tantum del valore di 5 milioni di rubli si aggiungono altri indennizzi, le cui cifre variano da poche centinaia di euro, come per l’assegno di 40 euro per figli a carico, ai circa 1.300 euro mensili corrisposti alle famiglie degli “Eroi della Russia”.
Previsto anche un «rimborso del 60% delle spese per le bollette mensili delle utenze e per i servizi una tantum relativi alle utenze». Si tratta di somme che hanno creato vere e proprie opportunità di mobilità sociale per migliaia di russi e famiglie che, di punto in bianco, si sono ritrovate con uno stipendio in meno in casa. Inoltre, una legge approvata nel luglio 2025 dalla Duma, stabilisce che hanno titolo alla pensione di reversibilità solo le donne in coppie che hanno convissuto per almeno tre anni, hanno avuto figli insieme e la cui unione è stata certificata da un tribunale.
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Il disegno di legge sulla fecondazione in vitro
È di questi giorni la notizia della prima votazione di un disegno di legge sulla fecondazione in vitro gratuita da parte della Duma, presentato da un gruppo guidato dal primo vice presidente del Consiglio della Federazione, Vladimir Yakushev. Si tratterebbe di uno strumento previsto per mogli e vedove dei partecipanti alla SVO (“Operazione Militare Speciale”), finora già offerto dal sistema sanitario nazionale solo in casi di comprovata sterilità. L’estensione della procedura intende tutelare il diritto alla fertilità delle famiglie con membri coinvolti nel conflitto in Ucraina.
Si legge in una nota: «Gli uomini spesso partono per difendere la Patria molto giovani, molti prima ancora di essere diventati padri. Questo non è sempre possibile durante i brevi periodi di congedo. Inoltre, in caso di morte del coniuge, le mogli vengono private dell’opportunità di diventare madri e di avere figli con i propri cari». La procedura richiederà il consenso notarile del marito per l’utilizzo del suo materiale biologico dopo il decesso. Se verrà approvata, entrerà in vigore dal 1° dicembre 2026.
Il vincolo matrimoniale e il problema delle “non mogli”
A fare da scoglio tra le misure fornite dallo stato russo e molte delle famiglie di soldati morti in guerra sarebbe l’assenza di un vincolo di matrimonio in molte coppie: molti soldati infatti non erano sposati, pur avendo delle compagne. Ciò costituirebbe, per come è pensata la legge al momento, un problema alla liquidazione a favore delle donne: in assenza di matrimonio, la pensione di reversibilità andrebbe infatti solo alla famiglia di sangue del defunto, così come nel caso di vedove che si siano risposate. Per questo motivo, come riferisce il quotidiano Kommersant, la Corte Suprema russa avrebbe ricevuto la sua prima causa contro la legge che limita i diritti delle compagne di militari morti. La prima vedova (anche se non per la legge) a intentarla sarebbe stata Alexandra Tokareva, denunciando l’incostituzionalità della norma e sostenendo che violi il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Oltre a lei, altre 450 compagne di soldati caduti avrebbero aderito all’iniziativa.
I test di paternità postuma
Un’inchiesta del giornale indipendente Verstka, riporta di accese discussioni sul social russo VKontakte tra donne rimaste senza compagno, perché deceduto in guerra, che si trovano alle prese con due situazioni comuni. La prima vede donne che avevano avuto figli con i soldati, ma che non avevano mai registrato gli uomini all’anagrafe come genitori dei neonati. La seconda, riguarda vedove che si vedono recapitare a casa richieste di test del DNA da amanti dei mariti, che sostengono di avere avuto un figlio da loro o, peggio ancora, che scoprono di essere sempre state amanti, dal momento che l’uomo aveva da sempre anche un’altra famiglia, con figli.
Molte dichiarano di non aver registrato prima la paternità per diverse ragioni, tra cui: «l’uomo non voleva registrare la relazione», «non ci ho pensato» o «non avevo tempo». Alcune hanno scoperto la gravidanza solo dopo che l’uomo era già partito per la guerra. Il riconoscimento di una nuova paternità postuma comporta diversi vantaggi, dagli assegni per i figli alla pensione di reversibilità, ma anche disagi per i “vecchi” famigliari. Come raccontano gli avvocati: «Lo Stato deve versare l’indennizzo al parente appena identificato e obbligare gli altri a restituire i pagamenti indebitamente percepiti».
Le controversie familiari sbarcano in tv
È il talkshow Muzhskoe-Zhenskoe (“Maschio-Femmina” in russo), programma pomeridiano su Canale Uno, a dare spazio a dissapori familiari e a ospitare confronti. Molti di questi, ultimamente, sono legati al diritto di ricevere assegni dallo Stato in quanto parenti di soldati defunti: uno spaccato umano che, vero o inscenato, racconta di nuovi equilibri socio-familiari. Così in una puntata, intitolata La vedova allegra, si parla di Liliya Vershinina, 43 anni, originaria di Volgograd. Suo marito è morto nel distretto militare settentrionale. Erano sposati da un anno e non avevano avuto figli insieme, anche se lei ne aveva avuti due da una relazione precedente. Ottimi i rapporti con la famiglia e con la suocera. Dopo la morte del marito, però, il colpo di scena: la famiglia di lui si rivolta contro Liliya insieme all’ex moglie, fino a intentare una causa con l’accusa di aver contratto un matrimonio fittizio e la richiesta che le vengano revocati i sussidi dallo Stato.
Foto copertina: frame di Liliya Vershinina e del marito | YouTube, account МЖ

