Cade da 3 metri mentre lavora in nero, il capo lo carica in auto e lo abbandona per strada: il caso nel Vicentino

Un uomo di 56 anni di origine indiana, che lavorava in nero in un’azienda agricola del Vicentino, è stato trovato abbandonato per strada in una pozza di sangue dopo essere precipitato da un’altezza di circa tre metri mentre era al lavoro. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, dopo la caduta il lavoratore sarebbe stato caricato in auto dal titolare dell’azienda e dalla compagna, una donna di 48 anni, per poi essere lasciato nei pressi di via Ca’ Dolfin a Bassano del Grappa, a breve distanza dall’ospedale.
Il ricovero in ospedale: come sta il lavoratore
L’uomo, che risulta regolare sul territorio italiano e residente in Campania, è stato poi soccorso e trasportato in ospedale, dove è stato ricoverato nel reparto di chirurgia con fratture multiple e una prognosi di 60 giorni. Ai sanitari avrebbe riferito di essere caduto mentre lavorava in un maneggio della zona, senza fornire ulteriori dettagli. Nel corso delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa è emerso che il 56enne lavorava da pochi giorni nell’azienda agricola senza un contratto regolare.
Denunciato il titolare e la compagna
Gli accertamenti hanno portato alla denuncia del titolare e della compagna per omissione di soccorso e lesioni colpose. Dalle verifiche sarebbe inoltre emerso che la donna avrebbe contattato i soccorsi fingendo di essere una passante che aveva trovato l’uomo ferito, prima che la coppia si allontanasse. Nell’auto dei due militari avrebbero rinvenuto tracce di sangue sul sedile lato passeggero. Il caso resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria per chiarire l’esatta dinamica dei fatti.
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La rabbia dei sindacati: «Ricorda il caso di Satnam Singh»
«È l’ennesimo episodio che richiama alla memoria la tragedia dell’estate del 2024 di cui è stato vittima Satnam Singh nell’Agropontino», commenta il segretario generale Flai Cgil Veneto Giosuè Mattei. «Se le informazioni raccolte dovessero trovare conferma, ci troveremmo davanti all’ennesima manifestazione di un modello produttivo che continua a reggersi sullo sfruttamento delle persone più fragili, dei lavoratori migranti, di chi vive sotto il ricatto del bisogno, della paura e dell’isolamento», conclude.

