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Marina Berlusconi, l’accusa sull’archiviazione del padre Silvio: «Cinque mesi per saperlo? Se l’esito fosse stato opposto…»

04 Giugno 2026 - 12:48 Giovanni Ruggiero
Marina Berlusconi
Marina Berlusconi
La presidente di Mondadori con una nota ancora una volta molto politica è dura soprattutto sulla tempistica con cui è emersa l'archiviazione sulle stragi di mafia del 1993 per suo padre e Marcello Dell'Utri. Decisione presa a gennaio, ben prima del referendum sulla Giustizia di marzo
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Quel che colpisce Marina Berlusconi non è tanto l’archiviazione in sé, quanto la tempistica con cui è diventata pubblica la decisione del gip di Firenze sul padre Silvio e Marcello Dell’Utri sul caso delle stragi di mafia nel 1993. Il decreto del gip di Firenze risale a gennaio, ma la notizia è emersa dalle agenzie soltanto oggi, a giugno, con nel mezzo, tra l’altro, un referendum sulla Giustizia tenutosi a marzo. «Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?», scrive la figlia dell’ex premier commentando la chiusura dell’inchiesta sulle stragi di mafia del 1993.

La sesta archiviazione e il «teorema costruito col fango»

È la sesta volta che il fascicolo finisce nel nulla, sempre su richiesta degli stessi pubblici ministeri. Per Marina Berlusconi si tratta di un esito «che non stupisce», perché l’inchiesta sarebbe stata edificata «non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico». La tesi contestata, quella secondo cui le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero favorito la nascente Forza Italia, ha alimentato per trent’anni «sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione» contro Silvio Berlusconi e Dell’Utri. Risultato, scrive, «una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali».

«Mio padre protagonista della lotta alla criminalità organizzata»

A chi dipingeva Berlusconi come contiguo alle organizzazioni criminali, la figlia insiste nell’opporre la figura di un avversario di quelle mafie: «Mio padre – dice la presidente di Mondadori – è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia». A sostegno cita misure concrete: i governi Berlusconi avrebbero stabilizzato il carcere duro per i boss, introdotto il primo Codice antimafia e istituito l’Agenzia nazionale per i beni confiscati alle mafie. «Questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili», sottolinea. E aggiunge una domanda che suona più come resa dei conti: «Ora che mio padre non c’è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate?»

Giustizia, il garantismo «non può essere ammainato»

L’archiviazione per Marina Berlusconi «mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana» e conferma che la sconfitta del referendum di marzo è stata «un’immensa occasione perduta». Da «cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari», chiede alla politica di non abbandonare il tema: i nodi aperti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati, restano tutti sul tavolo, dice: «La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata».

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