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Meloni e i dubbi su Mario Roggero, la spinta su Nordio per la grazia e le critiche: «Sicuri che fosse finito il pericolo? Perché la pena è sproporzionata»

19 Luglio 2026 - 09:45 Giovanni Ruggiero
Giorgia Meloni guarda indietro
Giorgia Meloni guarda indietro
Il paragone della premier con i condannati per pedofilia a meno anni rispetto all'orefice, colpevole di due omicidi volontari secondo la Cassazione. Il peso del trauma e lo stress mentre sua moglie era sotto la minaccia dei rapinatori: l'adrenalina e quel meccanismo difficile da controllare anche per chi opera in reparti addestrati
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Giorgia Meloni rompe il silenzio sul caso di Mario Roggero e lo fa in un colloquio con il Corriere della Sera. Dopo la condanna del gioielliere che ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo, la premier aveva comunque preso posizione quantomeno sul tema del risarcimento danni, che il 72enne è stato condannato a riconoscere alle famiglie delle vittime. Ma in quel post sui social, il caso non veniva mai citato esplicitamente. Ora nello scambio con Marco Galluzzo, la premier parte dalla vicenda dell’orefice sollevando più di un dubbio sulla proporzionalità della pena a lui inflitta. E soprattutto su quanto lui fosse in sé quando ha sparato: «Siamo sicuri – si chiede la premier – che in quel momento fosse capace di intendere?».

La disperazione delle vittime di rapine, lo stress e il trauma

Meloni chiede «maggiore considerazione» non solo per la vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour, ma per una fattispecie penale che, dice, si ripete più volte l’anno in Italia. Nelle procedure di grazia e in tante assoluzioni, spiega, si riconoscono spesso dinamiche legate a «disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore». La premier ricorda che Roggero aveva già subito una rapina nel 2015, quando fu malmenato e minacciato insieme alla moglie e chiuso in uno stanzino, un episodio che secondo lei si è riattivato con la seconda aggressione. Il nodo, per lei, resta la scena della moglie minacciata con una pistola puntata alla testa e quanto in quel momento l’orefice fosse in grado di mantenere sangue freddo.

Perché per Meloni non si può stabilire quando cessa il pericolo

Nel ragionamento della premier, distinguere in modo netto il momento in cui la minaccia era ancora attiva da quello in cui è cessata sarebbe un errore. Meloni cita la reazione fisiologica di chi subisce un’aggressione, quando cervello e corpo entrano in modalità «combattimento» e l’adrenalina altera sensi, percezione e lucidità, un meccanismo che, dice, riguarda perfino i professionisti della sicurezza. Da qui l’ipotesi che il gioielliere possa aver percepito il pericolo ancora presente anche dopo che i rapinatori erano usciti dal negozio, senza poter escludere che rientrassero per colpire di nuovo. Per la premier a Roggero viene contestato «di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress», qualcosa che secondo lei è difficile da controllare anche in reparti addestrati.

La pena è sproporzionata? Il confronto di Meloni con altri reati

Sul principio di proporzionalità la premier è netta: alcune pene per pedofilia si fermano a 8 anni, certi stupri di gruppo vengono puniti con meno di 10, mentre Roggero rischia di restare in carcere fino alla fine dei suoi giorni. Confermando di aver spinto personalmente il ministro Carlo Nordio a istruire una pratica di grazia, Meloni chiarisce che la concessione resta prerogativa esclusiva del Quirinale, ma che il Guardasigilli può comunque avviare il procedimento. La premier rivendica infine l’avvio dell’iter per una norma che escluda il risarcimento civile a chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato, pensata per chi, come il gioielliere, rischia di essere «condannato due volte», perdendo non solo la libertà ma anche il patrimonio costruito in una vita.

L’appello della moglie di Mario Roggero a Mattarella

Gli argomenti della premier trovano un’eco diretta nelle parole di Mariangela Sandrone, moglie di Roggero da quasi cinquant’anni, che in un’intervista a La Stampa si rivolge direttamente al presidente della Repubblica. «Al presidente Mattarella mi rivolgo come moglie e come madre», dice, chiedendo di guardare oltre le carte processuali e di considerare l’età del marito, 72 anni, i traumi subiti e l’assenza di pericolosità sociale. La donna chiede «un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia», dopo che Roggero è entrato nel carcere di Bollate lo scorso venerdì per scontare 14 anni e 9 mesi.

Come la famiglia Roggero racconta l’uomo dietro il processo

Anche sul piano umano, il racconto della moglie ricalca quello proposto dalla premier: non un «giustiziere», ma un uomo segnato dal trauma. «Non è il giustiziere che alcuni descrivono, ma un uomo che è rimasto profondamente segnato e traumatizzato», racconta Sandrone, descrivendo un marito «profondamente legato alla sua famiglia», nonno premuroso e lavoratore instancabile dietro l’immagine emersa da processi e apparizioni televisive. La donna spiega di concentrare ora le proprie energie sulla battaglia legale e sulla richiesta di grazia, sostenuta dai messaggi di vicinanza ricevuti in questi anni, nella speranza che, come chiede anche Meloni, le istituzioni tengano conto del «dramma umano» dietro la vicenda.

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