Garlasco, parla Marco Poggi: «Dagli inquirenti ci aspettavamo rispetto, siamo stati messi da parte. La morte di Chiara riguarda prima di tutto noi» – Il video

Marco Poggi, oggi 38 anni, esce dal silenzio. E accetta di parlare davanti alle telecamere di Quarto Grado, dopo che la Procura di Pavia ha chiuso la nuova indagine sull’omicidio della sorella, Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, indicando Andrea Sempio – suo ex compagno di scuola e amico – come nuovo indagato. «La mia figura è stata coinvolta e oggetto di continue speculazioni. Non riesco davvero a capire come si sia arrivati a questo punto e perché nessuno abbia posto un limite a tutto questo», afferma Poggi. «Una situazione che riguarda me, ma anche molte altre persone». Tra i sentimenti che lo accompagnano oggi ci sono rabbia, stanchezza e rassegnazione. «Sembra che non ci sia mai un freno, né una conclusione vicina». Poggi riconosce che il suo lungo silenzio potrebbe aver contribuito ad alimentare alcune voci: «Forse una piccola responsabilità è anche mia. Se avessi parlato prima, magari certe teorie non sarebbero nate, come quella secondo cui mi trovavo in una struttura di cura».
«Si è giocato sulla morte e sulla vita di mia sorella»
Negli ultimi mesi, racconta, è stato oggetto delle ricostruzioni più disparate. «Si è detto di tutto. Non ho mai avuto problemi di droga e non ho mai fatto uso di cocaina. Siamo nel campo della fantasia più assoluta». Per affrontare l’esposizione mediatica, Poggi spiega di essersi costruito una sorta di barriera protettiva: «Mi sono sempre creato una bolla». Ma ciò che più lo ha ferito non riguarda tanto la sua persona quanto la memoria della sorella. «Per un anno si è giocato con la morte e con la vita di Chiara. Le cose che mi hanno fatto più male sono quelle che riguardano lei e il tentativo di infangarne il ricordo». Secondo Poggi, in alcuni casi sono stati superati i limiti della decenza, al punto da costringere la madre a intervenire pubblicamente per difendere la figlia e i legali della famiglia a diffondere ripetuti comunicati per chiarire e smentire ricostruzioni ritenute infondate.
Le frasi dirette agli inquirenti
Poggi respinge con decisione anche le teorie che, negli ultimi mesi, hanno associato la morte della sorella a presunti giri di pedofilia e droga legati al Santuario della Bozzola e a Sempio. «Anche questa è pura fantasia. È proprio il genere di cose su cui mi sarei aspettato un intervento della Procura. Lasciare le persone in balia di un simile circo mediatico non è giusto», afferma. A chi, in questi mesi, ha alimentato sospetti e accuse nei confronti della sua famiglia, Poggi rivolge un appello: «Spero che a un certo punto ci si fermi e che ci sia anche l’umanità di dire basta. Per un anno si è speculato con illazioni e ricostruzioni senza fondamento. Ora le indagini sono concluse e credo sia arrivato il momento di interrompere questa macchina del fango, che comunque non ci scivolerà mai completamente addosso». Pur ribadendo il rispetto per il lavoro della magistratura, Poggi distingue nettamente tra l’attività investigativa e il clamore mediatico: «È giusto che l’inchiesta prosegua, che si celebrino eventuali processi e che la stampa racconti ciò che accade nelle aule di giustizia. Non è giusto, invece, tutto il resto».
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«Ci hanno escluso dalle indagini, ma la morte di Chiara riguarda prima di tutto noi»
Nel corso dell’intervista affronta anche il tema delle intercettazioni e degli accertamenti investigativi che hanno coinvolto la famiglia. «Capisco che siano state disposte, perché ogni volta che sono stato ascoltato era nell’ambito di aspetti ritenuti rilevanti per l’indagine, come l’impronta 33 o le intercettazioni. Da questo punto di vista posso comprenderlo. Per quanto riguarda me e i miei familiari, però, alcune cose si sarebbero potute evitare». Il fratello di Chiara esprime inoltre amarezza per il modo in cui la famiglia è stata tenuta all’oscuro di alcune attività investigative. «Quello che mi ha colpito di più è la sensazione di essere stati messi da parte, come se non esistessimo. La morte di Chiara riguarda prima di tutto noi. Comprendiamo le esigenze dell’indagine, ma essere tenuti così ai margini ci ha ferito».
«Alberto Stasi? Mai avuto contatti»
Il 38enne sottolinea quella che, a suo avviso, sarebbe stata una forma di rispetto dovuta ai familiari della vittima: «Mi sarei aspettato che, all’apertura delle nuove indagini, fossimo convocati e informati direttamente dagli investigatori, prima di apprendere tutto dai mezzi di informazione». E, infine, su Alberto Stasi, condannato per l’omicidio, in attesa che la difesa depositi l’istanza per la revisione del processo, Poggi precisa che «non ha mai avuto contatti, non ci ha mai scritto». E poi ancora: «Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle». Mentre su Sempio, il fratello di Chiara è convinto della sua innocenza. «Le prove su di lui non mi hanno convinto – precisa -. Noi crediamo che Stasi sia colpevole, anche se all’inizio pensavamo il contrario, e che le sentenze degli ultimi processi siano la verità giudiziaria».
June 5, 2026
«Non ricordo l’ultimo saluto a mia sorella»
Il ricordo dell’ultimo saluto alla sorella Chiara prima di partire per le vacanze, pochi giorni prima dell’omicidio, «è sfumato completamente». Non quello del giorno in cui venne informato del delitto, durante una escursione in un rifugio di montagna, e di tutto quello che ne seguì. «Siamo scesi a valle e mio papà ha chiamato mia mamma per sapere come stava, in quel momento ho saputo quello che era successo. Poi siamo tornati a Garlasco». Un viaggio «un po’ interminabile, con un lungo silenzio. Mi ricordo questo. Se ce la faccio a fermarmi un secondo su quel ricordo? Sì, ma passiamo oltre», dice. All’inizio «pensavamo a un incidente non domestico, a un ladro o qualcosa del genere». «Per quanto possa esser stato difficile e devastante quest’ultimo anno e mezzo, niente può essere paragonato ai primi anni», conclude auspicando di «arrivare a una fine un po’ di tutto».

