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Dal processo a Sempio alla revisione per Stasi: ecco perché parleremo di Garlasco per i prossimi dieci anni e quale potrebbe essere il risarcimento per l’attuale condannato – Il video

04 Maggio 2026 - 20:08 Cecilia Dardana
Tra l'indagine su Andrea Sempio e la possibile libertà anticipata di Alberto Stasi nel 2028, il delitto di via Pascoli si sposta sul fronte dei risarcimenti milionari. Perché la revisione del processo e il complesso calcolo dell'errore giudiziario potrebbero tenere impegnati i tribunali per un altro decennio

Diciotto anni dopo quella mattina del 13 agosto 2007, quando il corpo di Chiara Poggi fu ritrovato nella villetta di via Pascoli, il caso Garlasco è tutt’altro che chiuso. Fino alla primavera scorsa, la parola “fine” sembrava scolpita nella sentenza definitiva del 2015: 16 anni di carcere per l’ex fidanzato Alberto Stasi. Ma la nuova indagine della Procura di Pavia su Andrea Sempio — all’epoca amico del fratello della vittima — ha riaperto una ferita che sembrava rimarginata. Da quel momento, una sola certezza è rimasta sul tavolo: Garlasco abiterà le cronache e le aule di giustizia per almeno un altro decennio. Non solo per l’iter penale che attende Sempio, ma per l’enorme e intricato nodo economico che scatterebbe se Stasi dovesse ottenere la revisione del processo e il riconoscimento di un’innocenza inseguita per quasi vent’anni.

L’indagine su Sempio e l’ipotesi della revisione per Stasi

Il primo fronte, quello più strettamente investigativo, riguarda l’apertura di un nuovo filone d’indagine che ruota attorno alla figura di Andrea Sempio. Amico di Marco Poggi all’epoca dei fatti, Sempio è oggi l’unico indagato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. La sua posizione nasce dai dubbi sollevati in passato dalla difesa di Stasi, in particolare riguardo a tracce di Dna rinvenute sotto le unghie della vittima che, secondo alcune perizie, sarebbero compatibili con la linea paterna del suo profilo genetico. Sebbene l’indagine si trovi ancora a uno stato embrionale – si attende la chiusura delle indagini e un sempre più probabile rinvio a giudizio per Sempio -, la sua esistenza è il presupposto necessario per l’arma più potente a disposizione di un condannato: la revisione del processo.

Quando e chi può chiedere la revisione del processo

Bisogna però chiarire che la revisione non è un appello bis. Si tratta di un procedimento straordinario ed eccezionale che può essere attivato solo in presenza di prove nuove o decisive, capaci di dimostrare non il semplice dubbio, ma l’innocenza del condannato. Qualora l’istanza venisse presentata da Stasi, dai suo legali o dalla stessa procura e dichiarata ammissibile dalla Corte d’Appello di Brescia — sede competente per i casi milanesi per garantire imparzialità — inizierebbe un iter lungo e tortuoso, capace di durare diversi anni attraverso vari gradi di giudizio, con il paradosso che Stasi potrebbe aver già terminato di scontare la sua pena prima ancora di ottenere un verdetto definitivo di proscioglimento. La strada della revisione del processo era stata tentata dal team legale dell’ex bocconiano già una volta nel 2020. Tuttavia, sia la Corte d’appello di Brescia che la Cassazione avevano rigettato l’istanza.

Quando dovrebbe uscire Stasi dal carcere

Dopo essere stato assolto in primo grado nel 2009 e dalla Corte d’appello nel 2011, Stasi è stato condannato nel 2015 a 16 anni di reclusione, nonostante si fosse sempre dichiarato innocente. La sua buona condotta carceraria gli permetterebbe di usufruire degli sconti di pena previsti dall’ordinamento, fissando l’ipotetico ritorno alla libertà già nell’ottobre del 2028, in anticipo rispetto alla scadenza naturale del 2030. E qui si inserisce la domanda che tutti si pongono: se l’ex bocconiano venisse dichiarato innocente dopo aver scontato quasi l’intera pena, quale sarebbe il prezzo che lo Stato dovrebbe pagare?

La differenza tra ingiusta detenzione ed errore giudiziario

La legge italiana distingue nettamente tra l’ingiusta detenzione e l’errore giudiziario, ed è in quest’ultima categoria che, in caso, rientrerebbe Stasi. Mentre l’ingiusta detenzione riguarda chi finisce in carcere in attesa di giudizio e viene poi assolto, con un risarcimento che non può superare i 516mila euro, l’errore giudiziario è una fattispecie molto più grave. Si verifica quando una persona viene condannata in via definitiva, sconta la pena e solo successivamente, tramite revisione, viene riconosciuta innocente. In questo scenario non esiste un tetto massimo al risarcimento. Lo Stato sarebbe chiamato a riparare non solo i giorni trascorsi in carcere, ma anche il danno d’immagine, la carriera spezzata e le sofferenze psicologiche e sociali subite. Parliamo di cifre potenzialmente multimilionarie che dovrebbero essere stabilite da una nuova valutazione della Corte d’Appello.

L’iter per ottenere il risarcimento di Alberto Stasi

L’iter per ottenere il risarcimento non è né automatico né immediato: la domanda di riparazione va presentata alla Corte d’Appello entro il termine di due anni dalla sentenza definitiva di proscioglimento. Non si tratta di una semplice pratica burocratica, ma di una minuziosa ricostruzione dei pregiudizi subiti, sia materiali che morali. I magistrati sono infatti chiamati a una valutazione che va oltre il freddo conteggio dei giorni trascorsi in cella: devono soppesare le macerie lasciate dall’errore giudiziario nella sfera familiare, professionale e psichica dell’individuo. Come ricordano spesso i giudici, non esiste un “listino prezzi” per la libertà perduta: ogni caso è un unicum umano che richiede un’analisi su misura dell’impatto sulla vita dell’innocente. Se poi la cifra è ritenuta non soddisfacente può essere impugnata in Cassazione.

Che fine farebbe il risarcimento dato ai Poggi

Oltre al risarcimento statale, esiste un altro fronte economico altrettanto caldo: quello del milione di euro che Stasi è stato condannato a versare alla famiglia di Chiara Poggi in sede civile. In questi anni, l’ex fidanzato ha lavorato regolarmente all’interno del carcere, subendo pignoramenti costanti sullo stipendio per onorare, seppur ancora parzialmente, quel debito. In passato Stasi, dopo la morte del padre, scelse un’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario senza però mai formalizzarla definitivamente nei termini di legge, risultando tecnicamente nullatenente e rendendo così impossibile per la famiglia Poggi recuperare l’intera provvisionale attraverso i beni di famiglia.

Se arrivasse un’assoluzione definitiva attraverso la revisione, la condanna civile verrebbe meno istantaneamente. Stasi non solo smetterebbe di subire trattenute, ma acquisirebbe il diritto alla restituzione di ogni centesimo già versato alla famiglia della vittima. Tuttavia, questo passaggio non avrebbe nulla di automatico. Per recuperare le somme, Stasi dovrebbe avviare un ulteriore procedimento civile per la «ripetizione dell’indebito», aprendo di fatto un nuovo capitolo giudiziario che aggiungerebbe altri anni di udienze a una storia già infinita.

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