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«Al mio compleanno non venne nessuno»: la storia di Gaetano De Michele, dalla solitudine all’associaizone contro il bullismo

06 Giugno 2026 - 16:55 Olga Colombano
Bullizzato da ragazzo e vicino ad abbandonare ogni speranza, oggi guida un progetto artistico che coinvolge persone con disabilità e porta nelle scuole un messaggio contro discriminazione e bullismo.
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Gaetano De Michele ha 30 anni e dieci anni fa ha fondato l’associazione Gli Angeli dello Spettacolo, con cui promuove progetti di inclusione sociale attraverso musica e arte, coinvolgendo ragazzi fragili e persone con disabilità. Un’idea nata da una storia personale segnata da isolamento e sofferenza a causa di episodi di bullismo. «Arrivai a pesare quasi 100 chili e diventai un bersaglio facile. Il problema non erano solo gli insulti, ma quello che iniziavo a pensare di me stesso: mi sentivo sbagliato», racconta Gaetano a Open. Al compleanno dei suoi sette anni nessuno si presenta, «c’era soltanto la mia famiglia», ricorda oggi Gaetano.  A offrirgli una via d’uscita furono la musica e il legame con la nonna paterna Lidia, con cui trascorreva ore ad ascoltare e cantare i grandi classici della musica italiana.

«Quando subisci il bullismo per anni rischi di guardarti attraverso gli occhi di chi ti ferisce»

Le esperienze negative non restano episodi isolati, ma diventano una percezione costante. «Quando subisci il bullismo per anni rischi di guardarti attraverso gli occhi di chi ti ferisce», racconta Gaetano. A scuola, all’oratorio e nei rapporti sociali cresce la sensazione di non essere all’altezza, mentre a casa la sofferenza resta invisibile: «Pensavo di non avere un fisico adatto e di valere meno degli altri. Non dicevo nulla, mi chiudevo nella mia stanza e cercavo di stare da solo con quello che provavo».

La nonna Lidia e la musica

La svolta arriva grazie alla nonna Lidia, figura centrale nella sua vita. È con lei che Gaetano scopre un rapporto diverso con la musica. «Cantavamo insieme Almeno tu nell’universoCaruso e altri grandi classici. In quei momenti sparivano le insicurezze e la paura di non essere abbastanza», racconta Gaetano. Col tempo capisce che quella esperienza non è solo un ricordo affettivo, ma un punto di svolta. «La musica mi ha insegnato che il mio valore non dipendeva dall’aspetto fisico, ma da quello che potevo esprimere». Negli ultimi anni di vita della nonna, colpita da demenza senile, quel legame diventa ancora più profondo. «Anche quando faceva fatica a ricordare le parole, bastava una canzone per riaccendere un sorriso o uno sguardo. Ho capito quanto la musica possa creare connessioni anche quando tutto il resto sembra perdersi».

Dalla trasformazione personale ai progetti sociali

Nel tempo Gaetano affronta anche un cambiamento personale importante perché perde circa 30 chili e inizia un percorso di crescita che lo porta fuori dall’isolamento. Nel 2016 fonda l’associazione Gli Angeli dello Spettacolo con l’obiettivo di usare musica e arte come strumenti di inclusione. Nello stesso anno nasce il brano Gli Angeli, scritto insieme a ragazzi con disabilità e fragilità. «Non volevo scrivere una canzone su di loro, ma con loro», spiega Gaetano. Il progetto coinvolge diverse realtà associative tra Taranto e Milano e viene arricchito anche dalla partecipazione di artisti e personaggi pubblici come Tony Hadley, Stefano De Martino e Serena Brancale, che contribuiscono a diffondere il messaggio.

Oggi il suo impegno è rivolto soprattutto ai più giovani. Sta lavorando a Il Canto della Fenice, un musical destinato alle scuole che affronta bullismo, cyberbullismo e fragilità emotiva attraverso musica e testimonianze dirette. «So cosa significa sentirsi esclusi e credere di non avere valore», racconta. Per questo il suo messaggio è rivolto ai ragazzi che stanno vivendo situazioni simili a quelle che lui ha affrontato da adolescente. Per Gaetano il problema è diventato ancora più urgente con l’avvento dei social network, «un insulto non resta più confinato a una classe o a un cortile, ma può raggiungere centinaia di persone in pochi minuti». Per questo Gaetano invita i giovani di «non restare da soli, di parlarne. Ci sono insegnanti, educatori, associazioni e persone pronte ad ascoltare. Chiedere aiuto non è una debolezza, ma il primo passo per uscirne». Perché, come ha imparato lui stesso, una passione può trasformarsi in una via d’uscita e una ferita può diventare uno strumento per aiutare gli altri.

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