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Tiziano Ferro: «Ho iniziato ad andare dalla psicologa dopo essermi trovato con la faccia sulla moquette»

16 Aprile 2026 - 07:37 Francesca Milano
In una intervista a Vittorio Lingiardi il cantautore racconta il momento in cui ha toccato il fondo e ha deciso di chiedere aiuto

«Sognai un vulcano in eruzione, la lava che invadeva la città». È alla notte di quel sogno che Tiziano Ferro fa risalire il momento in cui ha trovato la forza di fare coming out. Era il 2010, dopo due anni di psicoterapia. E oggi quel percorso lo racconta – ironia della sorte – proprio a uno psicoterapeuta, Vittorio Lingiardi, che lo ha intervistato per il Venerdì di Repubblica.

L’ennesima birra

Il punto più basso era arrivato prima: Ferro ha 28 anni, è a Milano, in una stanza d’albergo. «All’ennesima birra casco per terra, la faccia sulla moquette, non riesco ad alzarmi», racconta. È lì che decide di chiedere aiuto. Scrive a un conoscente per farsi dare il numero della sua psicologa. «Ho iniziato a sentirmi meglio già solo per aver deciso di volermi bene».

Un «concentrato di sintomi»

Da quel momento parte un lavoro lungo, che lui stesso definisce un «concentrato di sintomi»: disturbi alimentari, bullismo, addiction, attacchi di panico. «E naturalmente la difficoltà ad accettarmi per come ero». Un percorso che non riguarda solo l’identità personale, ma anche il rapporto con il successo: «A un certo punto ti rendi conto che vendi, che ti ascoltano, e questo diventa un fatto oggettivo». La terapia, racconta, è stata decisiva anche per questo: imparare a stare dentro la propria storia, senza negarla.

Il rapporto con i figli

Tiziano Ferro è in partenza per il nuovo tour, che inizia il 30 maggio a Lignano Sabbiadoro. Con lui ci saranno anche i suoi figli, Margherita e Andres, nati nel 2022 negli Stati Uniti tramite maternità surrogata. «Sono un padre amorevole che dà importanza alla disciplina – racconta nell’intervista -. Non mi convincono i genitori che dicono “sono il migliore amico dei miei figli”. Io voglio essere il padre dei miei figli, non il loro migliore amico. I loro migliori amici li troveranno e con loro potranno parlare male di me!». E ancora: «Vorrei che imparassero a rispettare gli altri, i loro professori ma anche i loro amici. E i loro avversari. Vorrei che imparassero a perdere con grazia».

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