Il Castello delle cerimonie «ha chiuso», la resa dei Polese. Impossibile prenotare dopo la stangata sulle licenze: l’appello social del dipendente storico

«Siamo spiacenti ma non ci sono camere disponibili nel periodo selezionato o ci sono restrizioni nel numero di pernottamenti minimi richiesti». Chi prova a cercare una stanza sul sito del Grand Hotel La Sonrisa, conosciuto in tutta Italia come Castello delle Cerimonie grazie al reality di Real Time, si scontra con la stessa risposta. Vale per l’estate, per l’autunno, perfino per gennaio 2027. La struttura di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, ha sbarrato il cancello oggi, lunedì 15 giugno, dopo oltre quarant’anni di attività, come racconta Ciro Pellegrino su Fanpage. L’ultimo evento, una festa a tema scaramanzia, si sarebbe tenuto domenica 14 giugno.
Perché La Sonrisa chiude: la decisione del Consiglio di Stato
A spingere i Polese verso la resa è stato il Consiglio di Stato, che nei giorni scorsi ha respinto la richiesta cautelare presentata dagli eredi di don Antonio Polese, scomparso ormai dieci anni fa, contro la revoca delle licenze decisa dal Comune di Sant’Antonio Abate, oggi guidato dalla sindaca Ilaria Abagnale. Già il Tar Campania aveva confermato il provvedimento. Risultato, secondo quanto ricostruisce Fanpage: il complesso resta formalmente aperto ma non può più svolgere attività alberghiera né di ristorazione, e quindi niente matrimoni, ricevimenti, feste private. La conduzione è oggi nelle mani di Imma Polese e del marito Matteo Giordano, che si stanno muovendo per dirottare gli eventi già prenotati su altre strutture del Vesuviano e dell’area Stabiese, in piena stagione altissima.
La battaglia legale: confisca, lottizzazione abusiva e società schermo
Il nodo giudiziario affonda le radici in una sentenza definitiva del febbraio 2024, con cui la Cassazione ha confermato la confisca urbanistica del complesso per lottizzazione abusiva, ritenendo l’abuso accertato anche a fronte della prescrizione del reato. Da quel momento il Comune è diventato proprietario del bene e ha avviato revoche di licenze, ordinanze di sgombero e atti di gestione, sempre considerati legittimi dai giudici amministrativi. L’ordinanza pubblicata l’8 giugno aggiunge un colpo pesante, scrive Pellegrino: la confisca sarebbe «opponibile ed efficace» pure nei confronti delle società che fanno capo alla proprietà, con il richiamo a due pronunce della Cassazione penale del 2025 e 2026 che hanno chiuso la porta sulla tesi delle cosiddette «società schermo», cioè l’idea che queste fossero estranee al procedimento penale e non dovessero pagare per colpe altrui.
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Le carte ancora da giocare e il rischio che il tempo non basti
Restano tre possibilità, ma sempre più strette. La prima è l’udienza pubblica nel merito davanti al Consiglio di Stato, fissata per il 24 novembre 2026, anche se l’ordinanza appena depositata contiene già giudizi nettamente sfavorevoli alla proprietà. La seconda riguarda il fronte penale: il 9 luglio la Cassazione si pronuncerà sul ricorso contro il rigetto della richiesta di revisione del processo per lottizzazione abusiva, con la difesa che dichiara di avere in mano nuove prove. La terza carta è Strasburgo, dove i legali hanno portato la vicenda davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ma i tempi della Cedu, come ricorda Fanpage, «sono lunghi e difficilmente potrebbero incidere sulla stagione in corso». Il paradosso, nota Pellegrino, è che a decidere potrebbe essere più il calendario che le sentenze.
I dipendenti della Sonrisa e l’indotto: la mobilitazione e il prefetto
Sullo sfondo resta la questione del lavoro, e non è una nota a margine. Il prefetto di Napoli Michele di Bari ha convocato una delegazione di dipendenti della Sonrisa, ma il discorso si allarga a tutta la galassia che ruota attorno alla macchina delle cerimonie: fioristi, fornitori, attrezzaturisti, cantanti neomelodici. Gaetano Nino Davide, cameriere storico diventato volto popolare grazie al reality, insieme a colleghi come Ferdinando Romeo sta raccogliendo attestati di solidarietà sui social: «Si possono rispettare le leggi e trovare soluzioni senza distruggere posti di lavoro – si legge in un post rilanciato da Romeo – e senza cancellare una realtà che ha dato occupazione e ospitalità a tante persone. Serve buon senso, dialogo e rispetto per chi rischia di perdere tutto da un giorno all’altro».

