Lady Gucci, piovono altri milioni. La svolta sul testamento della madre di Patrizia Reggiani: l’audio della colf che ha cambiato tutto

La IV sezione del Tribunale civile di Milano ha dichiarato falso il testamento con cui la madre di Patrizia Reggiani aveva tagliato fuori la figlia dalla successione, aprendole ora la strada a un’eredità stimata in almeno 20 milioni di euro. A rivelare la vicenda è il Corriere della Sera, con la firma di Luigi Ferrarella, secondo cui la sentenza, depositata a fine 2025, riguarda l’atto firmato il 6 novembre 2018 dalla 90enne Silvana Barbieri Reggiani dal letto d’ospedale, davanti al notaio cremonese Alberto Pavesi. Quel testamento è stato annullato «per falsità», perché avrebbe «attestato plurime circostanze non vere».
L’audio della governante “Rita” che ha cambiato tutto
Il passaggio chiave è una registrazione audio realizzata di nascosto dalla governante della signora Barbieri, una donna straniera che in casa veniva chiamata semplicemente «Rita». «La signora Barbieri mi disse di registrare la redazione del testamento. Io lasciai il telefono acceso e andai via», ha raccontato la collaboratrice, citata negli atti riportati dal Corriere. «Mi disse che avrei dovuto dare la registrazione a Patrizia, Allegra e Alessandra se fosse successo qualche problema. A un certo punto io l’ho data a Patrizia perché avevo paura a tenerla». Quel file, confrontato con il testo dell’atto notarile, ha permesso ai giudici Terni, Ricciardi e Salmeri di rilevare almeno tre incongruenze decisive su cinque circostanze rilevanti.
Cosa prevedeva il testamento contestato
Con quell’atto, Silvana Barbieri lasciava la quasi totalità del proprio patrimonio immobiliare non alla figlia, di cui temeva la dissipazione dei beni, ma a una neonata «Fondazione Fernando e Silvana Reggiani», istituita, presieduta e gestita dall’avvocato Maurizio Enrico Carlo Giani in veste di esecutore testamentario. Alla Fondazione finivano un complesso da almeno 14 milioni dietro la Stazione Centrale di Milano (130 tra appartamenti, negozi e box, con un reddito annuo di circa 950mila euro), un legato da 4 milioni e un compenso di 100mila euro per il professionista. Lo stesso Giani, ricorda il Corriere, era già stato indagato anni fa dalle pm Tiziana Siciliano e Michela Bordieri per circonvenzione di incapace, ma era stato assolto in via definitiva sia in primo grado sia in Appello.
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Le incongruenze rilevate dai giudici sull’atto
Il procedimento di querela di falso, scrivono i magistrati civili, «si limita a verificare la corrispondenza tra ciò che è accaduto (e registrato) ed il contenuto del testamento». Dal confronto è emerso che mancano nell’audio diversi passaggi formali attestati dal notaio, a partire dalla rilettura dell’atto. Particolarmente pesante l’osservazione sull’incipit, dove Pavesi aveva messo nero su bianco la frase di «Barbieri Silvana, la quale dichiara di non poter sottoscrivere a causa dell’estrema debolezza agli arti superiori dovuta all’età avanzata e all’attuale stato clinico». «Dalla trascrizione della registrazione», scrivono i giudici nel passaggio riportato dal Corriere, «risulta che in nessun punto Barbieri ha mai effettuato tale dichiarazione. Ne consegue la falsità di quanto attestato dal notaio». La causa civile è stata promossa dall’avvocato Giorgio Francesco Molinari per conto di Reggiani, mentre la Fondazione è difesa dai legali Raffaele Carlo Gorla e Federico Camozzi, che hanno già presentato ricorso in Appello.
L’eredità contesa e la partita con le figlie
Se l’annullamento dovesse diventare definitivo, l’intero patrimonio tornerebbe nell’asse della successione legittima, che vede unica erede la 77enne Patrizia Reggiani, condannata come mandante dell’omicidio dell’ex marito stilista Maurizio Gucci nel 1995 a Milano e tornata libera nel 2017. La donna, però, è tuttora sottoposta dal Tribunale ad amministrazione di sostegno e non potrebbe disporre direttamente di quei beni. Sullo sfondo resta la lunga contesa con le figlie Allegra e Alessandra Gucci: venti giorni fa la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato improcedibile il loro ultimo ricorso, legato a un contenzioso con la madre transato nel 2023 con il pagamento di 3,9 milioni in sostituzione di un vitalizio da 35 milioni fondato sull’accordo post-divorzio del 1993 tra i genitori.

