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«Io, rapinata in villa per la quarta volta, me ne vado da Firenze. Dov’è lo Stato?»

19 Giugno 2026 - 06:26 Alba Romano
daniela fargion imprenditrice rapina villa
daniela fargion imprenditrice rapina villa
L'imprenditrice della moda Daniela Fargion: «Voglio vendere la mia abitazione e anche la mia azienda per andarmene via da qua»
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Daniela Fargion, imprenditrice della moda, 65 anni, è stata rapinata tra martedì 16 e mercoledì 17 giugno nella sua villa a Impruneta, a due passi da Firenze. E ora ha deciso: «Voglio vendere la mia abitazione e anche la mia azienda per andarmene via da qua. Non mi sento più al sicuro: mi hanno puntato la pistola alla testa. Questo è il quarto episodio in poco meno di dieci anni. Io ho paura». Quella notte aveva preso un sonnifero perché il giorno dopo doveva andare a fare alcuni esami: «Poi è successo il pandemonio: sono stata ostaggio per due ore di una banda di rapinatori».

La rapina in villa a Daniela Fargion

Fargion racconta la rapina in villa: «Io ero appena andata a letto e i rapinatori, dopo aver tagliato la rete, hanno usato un piede di porco per spaccare la portafinestra che dà sul salotto. Sono andati dai miei due colf, li hanno legati con dei lacci da elettricista. Hanno fatto lo stesso con la baby-sitter del mio nipotino che ha 2 anni e che era in casa: per fortuna non si è svegliato. Invece hanno svegliato me, a furia di schiaffi e di offese. Era buio, ho cercato il cellulare: lo avevano già preso. Poi i rapinatori hanno riunito in camera mia gli aiutanti domestici».

La banda

Erano in tre: «Armati di pistola e spranghe, volto coperto, guanti alle mani, auricolari per comunicare con qualcuno dal quale prendevano ordini. Mi hanno trascinata fuori di camera dopo avermi legato le mani e a furia di botte per cercare gli oggetti di valore: hanno preso l’intera collezione di borse. Poi mi hanno minacciato: “Dicci dov’è la cassaforte o ti spariamo in testa”. Ho risposto che ce li portavo, gliela aprivo: tanto non c’era nulla perché — in questi ultimi 10 anni — mi hanno rubato già altre quattro volte. Quando ho aperto il forziere, loro si sono arrabbiati: possibile che qua dentro ci siano solo due accendini in oro e cinque monetine d’oro?».

Le minacce

Si sono arrabbiati «perché non trovavano quello che volevano e non l’hanno presa bene: mi hanno detto che mi tagliavano un dito alla volta se non dicevo dove era l’altra cassaforte. Poi mi hanno detto che mi avrebbero sparato alle ginocchia, mi avrebbero lasciato zoppa. Ho urlato che potevano farlo, non avevo altre casseforti. Ho gridato che dovevano smettere di offendermi e di trattarmi come un animale. Solo a quel punto hanno iniziato a essere un poco più gentili».

Ma le hanno portato via tutto: «Anche la pistola che detenevo regolarmente, se per questo. In camera c’era un rapinatore a tenere a bada i miei collaboratori, tre rapinatori erano con me mentre altri due erano nelle altre stanze che hanno messo a soqquadro. Mi hanno preso anche l’ultimo gioiello che mi era rimasto: un Patek Philippe. Ho detto loro anche che potevano prendersi la Bentley: non volevo più che stessero in casa mia».

600 mila euro

In totale si tratta di «600mila euro di danno. Prima di andarsene hanno avuto l’ok da qualcuno col quale parlavano attraverso gli auricolari. Ci hanno preso tutti i cellulari: uno dei telefonini dei miei collaboratori è stato ritrovato dai carabinieri in un campo. Il mio era nascosto dentro un libro: ho chiamato uno dei miei figli. Poi sono arrivate le forze dell’ordine». E conclude: «Anche se li prendono non succede nulla: quanta galera faranno? Questi erano professionisti: hanno usato lo spray su tutte le superfici che avevano toccato. Io, però, le voglio dire una cosa». Che cosa? «Sono stufa. Io lavoro da una vita e ho sempre aiutato tutti. Non è possibile che ormai non siamo più al sicuro da anni: dov’è lo Stato?».

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