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Garlasco e la madre di Sempio, Marco Travaglio: «Cercano un altro morto»

19 Giugno 2026 - 05:39 Alessandro D’Amato
Daniela Ferrari intervista Quarto Grado
Daniela Ferrari intervista Quarto Grado
Il direttore del Fatto: nel Circo Garlasco i vigliacchi «si accaniscono sulla povera gente sapendo che è troppo debole per ottenere giustizia. E incassano ascolti, like, profitti e carriere». Ferrari trasferita in psichiatria
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Su Garlasco il primo tentato suicidio «è arrivato tardi. E ormai il macabro sabba non finirebbe neppure se ci scappasse il morto (un altro)». Parola di Marco Travaglio, che oggi dedica il suo editoriale sul Fatto Quotidiano al tentato suicidio di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, oggi accusato dell’omicidio di Chiara Poggi nel villino di via Pascoli. Intanto gli avvocati dell’indagato dicono che il gesto della madre è dipeso da «lettere ricevute, messaggi e continue pressioni» che avrebbero generato uno «stato di forte fragilità emotiva». E anche Luigi Manconi su Repubblica scrive che nella provincia pavese «siamo nel pieno di una delle tante crisi sociali e morali della contemporaneità, dove il delitto può diventare una delle molte forme del consumismo di massa».

Il Circo Garlasco

Travaglio dice che la mamma di Sempio «da due anni vive con cronisti e cameraman davanti casa e si ritrova il suo nome ovunque associato ad amanti, complicità col figlio, alibi falsi mai provati, parole intercettate e poi taroccate dai media per farle dire l’opposto, fino alla barzelletta dei 20-30mila euro con cui il marito avrebbe corrotto l’ex pm Venditti per far archiviare il figlio nel 2017». Il riferimento è alla testimonianza del pompiere Antonio B., il quale ha detto che quel 13 agosto 2007 nel parcheggio di Vigevano c’era la donna e non il figlio. Nel «Circo Garlasco», aggiunge Travaglio, «il fratello della vittima viene torchiato dagl’inquirenti in un bugigattolo e bollato come “ostile” perché non dice quel che vogliono loro».

Alberto Stasi

Invece Alberto Stasi «deve uscire al più presto, anzi non avrebbe mai dovuto entrare. E ormai il macabro sabba non finirebbe neppure se ci scappasse il morto (un altro). E la colpa non è dei mitomani da tastiera che si credono Sherlock Holmes per aver visto due puntate delle Iene e straparlano di processi senza averne mai visto uno: non sanno quello che fanno. Chi lo sa benissimo sono conduttori, avvocati ed “esperti” perfettamente in grado di distinguere il vero dal falso e soprattutto i personaggi pubblici, tenuti a doveri di trasparenza, dai soggetti privati e quindi infinitamente più fragili, con un diritto assoluto alla riservatezza».

Vermi

Invece, conclude il direttore del Fatto, i vigliacchi «si accaniscono sulla povera gente sapendo che è troppo debole per ottenere giustizia. E incassano ascolti, like, profitti e carriere. Vermi». Intanto, spiega Repubblica, Ferrari ha lasciato il reparto rianimazione dell’Ospedale Civile di Vigevano. Ora è in psichiatria. L’eccesso di farmaci tranquillanti si riferisce a benzodiazepine, forse Valium. Il malore è stata la conseguenza — dicono i legali di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, autorizzati dalla famiglia — di un tentato suicidio.

Tutto come prima

Luigi Manconi su Repubblica invece esordisce dicendo che «la cosa più probabile è che tutto resti come prima. E che il sottile sussulto autocritico e il lieve aggrottarsi della fronte, perché “questa volta si è proprio esagerato”, rientrino rapidamente, sopraffatti dalle parole di un criminologo dall’incerta competenza».

L’ex senatore dei Verdi, da sempre garantista, dice che «nella vicenda di Garlasco si incontrano tanti elementi che forse possono spiegarne la durata nel tempo e il fascino mai sopito. È il trionfo della Provincia e della sua piccola borghesia, la quale — per definizione e per letteratura — vive di virtù avvizzite e di vizi insondabili. Non è la Peyton Place delle periferie statunitensi degli anni Quaranta e Cinquanta, né tantomeno sono le cittadine del “profondo nord” raccontate da Piero Chiara e da Pietro Germi. Qui siamo nel pieno di una delle tante crisi sociali e morali della contemporaneità, dove il delitto può diventare una delle molte forme del consumismo di massa».

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