Ultime notizie Caldo recordCrisi Usa - IranGiorgia MeloniJannik SinnerLicenziamentiMondiali 2026Venezuela
ATTUALITÀAvvelenamentiBerlinoCampobassoGermaniaMoliseOmicidi

Avvelenate con la ricina, prelievi di sangue per Gianni e Alice Di Vita: i campioni biologici inviati in Germania. Cosa sperano di trovare gli inquirenti

30 Giugno 2026 - 15:58 Cecilia Dardana
omicidio ricina pietracatella sequestro cellulare alice di vita gianni di vita antonella di ielsi sara di vita
omicidio ricina pietracatella sequestro cellulare alice di vita gianni di vita antonella di ielsi sara di vita
I campioni di Gianni e Alice Di Vita saranno analizzati dal team di esperti in biocontaminazione del Robert Koch Institute. L'ipotesi degli inquirenti: la scoperta potrebbe cambiare la datazione del possibile avvelenamento
Google Preferred Site

Il prelievo di sangue su Gianni e Alice Di Vita per fare luce sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, a Pietracatella. Le nuove analisi sono scattate questa mattina presso l’istituto Maugeri di Pavia. I campioni biologici dei due familiari superstiti non resteranno in Italia, ma verranno spediti d’urgenza a Berlino, dove il team del Centro per i rischi biologici del Robert Koch Institute, guidato dallo scienziato Christian Herzog, cercherà una risposta definitiva: la presenza di anticorpi contro la ricina.

La caccia agli anticorpi

La ricerca degli anticorpi nel sangue di Gianni e Alice Di Vita è un passaggio fondamentale. Finora gli inquirenti si erano concentrati sul pranzo del 23 dicembre, giorno in cui solo la madre 51enne e la figlia 16enne avevano consumato i pasti in casa. Se i laboratori tedeschi dovessero trovare tracce di anticorpi nel sangue dei due sopravvissuti, significherebbe che anche loro sono entrati in contatto con la letale tossina vegetale, spostando inevitabilmente la finestra temporale del delitto.

In passato il sangue di Gianni Di Vita era già stato analizzato dal Centro antiveleni di Pavia guidato da Carlo Locatelli, l’esperto che per primo isolò la sostanza. In quell’occasione non fu trovato nulla, ma l’esito non fu ritenuto conclusivo: i campioni non erano stati conservati a temperature adeguate al momento del prelievo, impedendo agli scienziati italiani di escludere con certezza che l’uomo avesse assunto la tossina, magari in modo asintomatico. Ora, il team di Herzog proverà a colmare questo vuoto investigativo.

Dal sospetto di errore medico alla pista del duplice omicidio

Il giallo di Pietracatella è cambiato radicalmente nel corso dei mesi. Quando Sara e Antonella morirono a distanza di poche ore tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, si pensò a una gravissima intossicazione alimentare. Le due donne erano arrivate in condizioni disperate: un infermiere ha testimoniato che l’adolescente delirava, mentre la madre riusciva a stento a parlare. La ricina non fa parte delle sostanze cercate di routine nei test di pronto soccorso, la sua scoperta è arrivata solo settimane dopo, grazie a decine di migliaia di comparazioni effettuate nei database specializzati della Maugeri.

La Procura di Larino, che inizialmente aveva aperto un fascicolo per colpa medica a carico del personale ospedaliero, ha aperto una nuova indagine per duplice omicidio premeditato. Il fascicolo è ancora contro ignoti, ma dopo aver ascoltato centinaia di persone tra la cerchia di amici e parenti, gli investigatori della Squadra Mobile starebbero stringendo il cerchio attorno ad alcuni soggetti vicini alla famiglia.

Il trasferimento dei cibi a Berlino

Parallelamente agli esami del sangue, la Squadra Mobile di Campobasso trasferirà a Berlino entro domani tutti gli alimenti sequestrati nell’abitazione del dramma. Ma non finisce qui: per i primi giorni di agosto è previsto un nuovo e approfondito sopralluogo nella casa di Pietracatella. Gli esperti della Procura cercheranno e sequestreranno suppellettili e arredi, considerati possibili veicoli usati per trasportare o somministrare la ricina.

Nel frattempo, per sfuggire al clamore mediatico e al dolore di una casa ormai posta sotto sequestro, Gianni e la figlia Alice hanno lasciato definitivamente Pietracatella. Dopo un primo periodo passati nell’appartamento di una cugina, a pochi metri dal luogo della tragedia, i due si sono trasferiti stabilmente a Campobasso, in attesa che i laboratori di Berlino diano una risposta definitiva a un incubo iniziato nei giorni di Natale. La Procura ha concesso ai periti fino a sei mesi di tempo per blindare i risultati scientifici.

leggi anche