Lo schiaffo al Papa dei lefebvriani, scatta lo scisma: «Non lo rispettiamo? Lui si è umiliato». La scomunica automatica: cosa succede ora – Il video

Ad Econe, in Svizzera, la Fraternità San Pio X è andata avanti senza tenere conto dell’appello lanciato da Leone XIV. Nel tendone allestito accanto al seminario sono stati consacrati quattro sacerdoti, lo svizzero Pascal Schreiber, lo statunitense Michael Goldade e i francesi Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, come racconta Repubblica. A officiare sono stati gli unici due vescovi ancora vivi tra quelli ordinati nel 1988, Alfonso de Galarreta come celebrante e Bernard Fellay come co-consacrante. Prima della messa, don Pagliarani ha fatto leggere un testo in cui parla di «circostanza del tutto eccezionale» dovuta al fatto che, a suo dire, le autorità della Chiesa dal Concilio Vaticano II in poi mostrerebbero «un atteggiamento contrario alla fede». Il documento si chiude senza ambiguità: «Riteniamo che eventuali pene o censure contro questo atto non abbiano nessun valore».
Non è la prima volta che succede. Il 30 giugno 1988, esattamente 38 anni fa, Marcel Lefebvre consacrò altrettanti vescovi senza l’ok di Giovanni Paolo II, tra questi proprio Fellay, Tissier de Mallerais, Williamson e lo stesso de Galarreta. La Santa Sede rispose colpendo con la scomunica Lefebvre, il co-consacrante Antonio de Castro Mayer e i quattro neo vescovi. Giovanni Paolo II definì quel gesto «un atto di disobbedienza» e lo bollò come «atto scismatico», ricorda l’ANSA.
Cosa ha detto don Pagliarani nell’omelia
Nella lunga omelia, quasi 40 minuti secondo Repubblica, il superiore della Fraternità ha respinto le accuse di slealtà verso il pontefice: «Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo, ma è proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo che non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori». Per don Pagliarani il nodo è una distanza di linguaggio: «Il problema è che parliamo due lingue diverse, noi parliamo la lingua della fede, il linguaggio della tradizione», mentre dall’altra parte ci sarebbe «il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento».
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— ₿enedict Schweizer (@BenedictSwiss) July 1, 2026
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Il sacerdote ha anche rivendicato la disponibilità a pagare un prezzo alto pur di restare fedeli a quella che considera la vera tradizione: «Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa», l’ha definita «una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita». Ha poi liquidato come «falso dilemma» l’idea di dover scegliere tra fede e Chiesa, spiegando che chi appartiene alla Chiesa lo fa proprio perché condivide la stessa fede. Guardando al 1988, quando lo scisma di Lefebvre fece pensare a molti alla fine imminente del movimento, ha detto ai presenti che tra quarant’anni si dirà di loro che «non si sono piegati, non si sono inginocchiati davanti allo spirito del mondo, si sono inginocchiati solo a Dio».
Come funziona la scomunica automatica per i lefebvriani
Sul piano giuridico, le ordinazioni di oggi risultano illecite ma valide, illecite perché mancano dell’autorizzazione papale, valide perché i due vescovi celebranti possiedono comunque l’ordine sacro. La scomunica scatta in automatico con l’atto stesso della consacrazione: si tratta di una scomunica «latae sententiae», cioè di sentenza già emessa per il solo fatto di aver commesso il delitto canonico, diversa dalla «ferendae sententiae» che richiederebbe invece una sentenza formale. Resta da capire quanto sarà estesa la sanzione: secondo Repubblica è atteso già nei prossimi giorni un decreto del dicastero per la Dottrina della fede, guidato dal cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, per chiarire se la scomunica riguarderà solo i quattro nuovi vescovi, l’intera fraternità o anche i fedeli lefebvriani.

