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Fano, lite tra coinquiline finisce in tragedia: 30enne incinta presa a calci perde il bimbo al settimo mese

04 Luglio 2026 - 15:17 Olga Colombano
domiciliari ospita latitante
domiciliari ospita latitante
Due famiglie costrette a dividere l'appartamento per ragioni economiche: poi la discussione degenerata in violenza. La corsa in ospedale solo in serata per il distacco della placenta
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Una violenta lite tra due donne che condividevano la stessa casa è finita in tragedia a Fano, in provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche. Una delle due, trentenne e incinta, sarebbe caduta perdendo così il bambino al settimo mese di gravidanza. Sulla vicenda stanno ora indagando i carabinieri della stazione di Fano, coordinati dalla Procura di Pesaro, nel tentativo di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Cos’è successo

Secondo una prima ricostruzione, tutto sarebbe avvenuto nel quartiere di Rosciano dove convivevano due distinti nuclei familiari, costretti alla condivisione dell’alloggio per ragioni economiche. Da una parte una coppia tunisina, dall’altra una giovane donna marocchina, insieme ai rispettivi figli minori. La discussione sarebbe nata da tensioni legate alla convivenza quotidiana e degenerate in una violenta rissa. Le due donne si sarebbero colpite reciprocamente e, nel corso dell’aggressione, la donna incinta sarebbe caduta a terra riportando traumi nella zona addominale. Quest’ultima ha raccontato che sarebbe stata presa a calci anche quando era a terra.

Come sta la donna incinta

Dopo l’accaduto, la donna non si sarebbe recata immediatamente in ospedale. Solo in serata, al sopraggiungere di un malessere, si è presentata al pronto soccorso, dove i medici hanno riscontrato il distacco della placenta e la perdita del feto alla 27ª settimana di gestazione. La paziente è tuttora ricoverata e sotto osservazione.

Le indagini

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Carlo Alberto Lafiandra, mira a definire eventuali responsabilità e il nesso tra la colluttazione e l’esito della gravidanza. Tra le ipotesi al vaglio della Procura figurano anche reati connessi alle lesioni e alla possibile interruzione non consensuale di gravidanza, qualificazione giuridica che resta tuttavia da verificare alla luce degli accertamenti in corso. Le due famiglie sono state separate.

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